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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31530/2022 del 23/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso articolava tre motivi: 1) violazione di legge (artt. 323-479) per presunta errata esclusione dell'assorbimento del reato di abuso d'ufficio nel reato di falso ideologico in atto pubblico; il ricorrente sosteneva che l'abuso si sarebbe concretato nelle condotte di falso e quindi dovesse essere assorbito. 2) violazione di legge riguardo al reato di corruzione propria (capo 23): si contestava che l'accordo corruttivo non avesse ad oggetto atti contrari ai doveri d'ufficio ma atti nell'esercizio delle funzioni, con il corrispettivo calcolato sul numero di candidati e non sugli atti specifici. 3) violazione di legge (artt. 15, 318, 319, 476-480) per aver ritenuto non assorbite varie condotte di falso in un unico fatto corruttivo: il ricorrente sosteneva che le falsità dovessero essere considerate un unico fatto corruttivo per identità del bene giuridico.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello: 1) il reato di abuso d'ufficio non è assorbito nel falso perché la falsificazione è solo una parte di un più ampio comportamento criminoso e non vi è coincidenza naturalistica delle due condotte; 2) il motivo relativo alla corruzione è inammissibile perché la Corte d'appello ha ricostruito i fatti e ha ritenuto assorbito il reato previsto dall'art. 318 in quello più grave dell'art. 319, avendo accertato atti contrari ai doveri d'ufficio posti in esecuzione del patto corruttivo; 3) il terzo motivo è inammissibile perché non è stato spiegato perché le diverse condotte di falso dovrebbero essere assorbite in un unico fatto corruttivo strutturalmente diverso. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 323 c.p.

    Riferito all'abuso d'ufficio; la Corte ha ritenuto che il reato di abuso non fosse assorbito nel reato di falso poiché la falsificazione costituisce solo una parte di un più ampio comportamento e non vi è coincidenza naturalistica delle condotte

  • artt. 476-479-480 c.p.

    Riguardano le fattispecie di falsità in atto pubblico; la Corte ha mantenuto distinte le condotte di falsità rispetto ad altri reati, ritenendo che non sussista automaticamente assorbimento in una fattispecie diversa senza coincidenza della condotta

  • art. 319 c.p.

    Configura il reato di corruzione propria; la Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, fossero presenti atti contrari ai doveri d'ufficio posti in esecuzione del patto corruttivo, giustificando l'applicazione di questa norma

  • art. 318 c.p.

    Norma riferita a reati minori (concorrente con art. 319 nel caso esaminato); la Corte d'appello ha ritenuto il reato previsto dall'art. 318 assorbito nel più grave art. 319 in relazione all'accordo corruttivo accertato

  • art. 416 c.p.

    Riferita all'associazione per delinquere; la sentenza di merito ha ricostruito l'esistenza di un'associazione finalizzata a falsità e corruzione per agevolare autoscuole e candidati

  • art. 15 c.p.

    Richiamata nei motivi di impugnazione (complesso di norme citate nel ricorso), ma dal testo della decisione non emerge un'interpretazione specifica autonoma di tale articolo rispetto alle questioni di assorbimento sollevate

Massime di principio

  • L'abuso d'ufficio non è automaticamente assorbito nel reato di falso ideologico se la falsificazione costituisce solo una parte di un più ampio comportamento criminoso e manca coincidenza naturalistica delle condotte
  • La corruzione (art. 319) può assorbire reati minori connessi, se emerge che le condotte meno gravi sono esecuzione di un patto corruttivo e consistono in atti contrari ai doveri d'ufficio
  • Più episodi di falsità non si assorbono di regola in un unico fatto corruttivo salvo che non sia dimostrata la piena identità della fattispecie e del bene giuridico tutelato; la mera connessione funzionale non è sufficiente
  • I motivi di cassazione in tema di assorbimento devono specificare chiaramente il nesso di coincidenza o identità fra le condotte contestate; altrimenti il motivo può essere dichiarato inammissibile
  • In caso di ricorso inammissibile la parte ricorrente può essere condannata al pagamento delle spese processuali e a somme in favore della Cassa delle ammende

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