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Cassazione Penale, Ordinanza n. 37854/2025 del 20/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto l'impugnazione non proponibile come ricorso per cassazione, perché avverso il provvedimento che rigetta la richiesta di applicazione di misura cautelare è esperibile il solo appello cautelare ex art. 310 c.p.p. Ha quindi riqualificato il ricorso come appello cautelare e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Palermo per l'ulteriore corso.

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)

La controversia

Nel procedimento cautelare a carico di un indagato per evasione, il GIP di Trapani ha convalidato l'arresto ma ha negato la misura cautelare richiesta dal pubblico ministero, ritenendo ostativa l'applicazione dell'art. 275, comma 2-bis, c.p.p. perché il reato contestato è punito con pena inferiore al limite che preclude la custodia cautelare quando è prevedibile una pena detentiva non superiore a tre anni. Il pubblico ministero ha impugnato direttamente con ricorso per cassazione deducendo violazione di legge, sostenendo che l'art. 275, comma 2-bis, c.p.p. non sarebbe applicabile nei casi di arresto in flagranza e che l'art. 391, comma 5, c.p.p. consentirebbe comunque l'applicazione della custodia in carcere anche oltre i limiti di cui agli artt. 274, comma 1, lett. c), e 280 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 385, comma 1, c.p.p.

    delitto di cui all’art. 385, comma 1, cod. proc. pen.

    richiamato come reato oggetto dell'arresto convalidato; dal testo emerge che si tratta di evasione

  • art. 275, comma 2-bis, c.p.p.

    la misura cautelare non può essere applicata qualora sia prevedibile che, all’esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni

    richiamato dal GIP come limite ostativo all'applicazione della misura cautelare richiesta

  • art. 391, comma 5, c.p.p.

    legittima l’applicazione della misura della custodia in carcere anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'art. 274, comma 1, lett. c) e 280, cod. proc. pen.

    richiamato dal ricorrente a sostegno dell'asserita applicabilità della custodia in caso di arresto in flagranza

  • art. 310 c.p.p.

    indicato come rimedio esperibile contro il provvedimento di rigetto della richiesta di misura cautelare

  • art. 311, comma 2, c.p.p.

    il ricorso immediato per cassazione ... può essere proposto soltanto contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva e solo nel caso di violazione di legge

    delimita l'ammissibilità del ricorso immediato per cassazione alle sole ordinanze applicative di una misura coercitiva e per violazione di legge

  • art. 568, comma 2, c.p.p.

    contro i provvedimenti concernenti lo status libertatis non altrimenti impugnabili

    richiamato per affermare che il ricorso per cassazione immediato è residuale rispetto ai provvedimenti sullo status libertatis non altrimenti impugnabili

Massime di principio

  • Avverso l'ordinanza che rigetta la richiesta del pubblico ministero di applicazione di una misura cautelare personale non è esperibile il ricorso immediato per cassazione; il rimedio corretto è l'appello cautelare ex art. 310 c.p.p.
  • Il ricorso immediato per cassazione in materia cautelare personale è ammesso solo contro ordinanze che dispongono una misura coercitiva, nei limiti e per i motivi previsti dall'art. 311, comma 2, c.p.p., non potendo essere utilizzato per impugnare un diniego di misura.
  • Quando l'impugnazione è proposta con un rimedio non consentito, la Corte può riqualificarla nel mezzo di gravame corretto, se ne ricorrono i presupposti, disponendo la trasmissione degli atti al giudice competente per l'ulteriore corso.

Come è indicizzato

MaterieCustodia cautelareImpugnazioni
RamiMisure cautelariProcesso penale
SottomaterieCarcere

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