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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33246/2024 del 28/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conflitto negativo di competenza territoriale sorto per la richiesta di ammissione alle misure alternative (affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare o semilibertà) presentata da Valente Fabio Vittorio. Sono stati notificati due diversi ordini di esecuzione: uno dalla Procura di Larino (relativo a sentenza del 5/10/2018) e uno dalla Procura di Bari (relativo a sentenza della Corte d'appello di Bari del 14/4/2021). L'istanza relativa al primo ordine era stata trasmessa al Tribunale di sorveglianza di Campobasso; in seguito alla notifica del secondo ordine una istanza analoga è stata trasmessa al Tribunale di sorveglianza di Bari. Campobasso aveva dichiarato inizialmente la propria incompetenza e trasmesso gli atti a Bari ritenendo che gli atti dovessero confluire in un futuro provvedimento di unificazione; Bari ha a sua volta dichiarato la propria incompetenza e ha sollevato conflitto avanti alla Corte.

La decisione

La Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di sorveglianza di Campobasso e ha disposto che gli atti siano trasmessi a quel giudice. La decisione si fonda sul principio che la competenza territoriale è determinata dall'ufficio del pubblico ministero che ha emesso l'ordine di esecuzione (art. 656, comma 6 c.p.p.) e che la competenza radicata al momento della richiesta rimane ferma (principio della perpetuatio jurisdictionis), indipendentemente da successivi provvedimenti di cumulo non ancora emanati.

Norme richiamate

  • art. 656, comma 6 cod. proc. pen.

    La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero che ha emesso l'ordine di esecuzione; pertanto la presenza di un successivo ordine o di un potenziale provvedimento di cumulo non sposta la competenza già determinata.

  • art. 28 e art. 30 cod. proc. pen.

    Norme procedurali che regolano il rito del conflitto di competenza tra giudici; sono state richiamate per la procedura di risoluzione del conflitto sollevato tra i due Tribunali di sorveglianza.

  • Giurisprudenza (principio della perpetuatio jurisdictionis, Sez. 1, n. 57954/2018; Sez. 1, n. 35619/2021)

    La Corte ha fatto riferimento a precedenti della Cassazione che stabiliscono che la competenza si determina con riferimento alla situazione esistente all'atto della richiesta e non muta per successivi cambiamenti dello stato (anche nel caso di rimessione in libertà o di provvedimenti successivi).

Massime di principio

  • La competenza territoriale nelle richieste di misure alternative è fissata dall'ufficio del pubblico ministero che ha emesso l'ordine di esecuzione (art. 656, comma 6 c.p.p.) e non si sposta per future o potenziali unificazioni delle pene non ancora formalmente pronunciate.
  • Una volta radicata la competenza al momento della presentazione della richiesta (perpetuatio jurisdictionis), eventuali successivi provvedimenti o nuove notifiche non modificano la competenza già stabilita.
  • Se due giudici rifiutano entrambi di decidere (conflitto negativo), è necessario sollevare il conflitto ai sensi degli artt. 28 e 30 c.p.p.; la Corte assegnerà la competenza sulla base della norma che individua il luogo dell'ufficio del PM autore dell'ordine di esecuzione.
  • Nelle pratiche operative, verificare sempre quale ufficio della Procura ha emesso l'ordine e la data/ordine temporale delle istanze: questo orientamento evita spostamenti della competenza in base a valutazioni sulla futura unificazione delle pene non ancora formalizzata.
  • Se si ritiene che un provvedimento di cumulo o unificazione influenzi la competenza, occorre attendere l'atto formale di cumulo/unificazione; fino ad allora la competenza resta quella originaria determinata all'atto della richiesta.

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