Cassazione Penale, Sentenza n. 37815/2025 del 20/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Villa ha proposto istanza di revisione ai sensi dell'art. 630, lett. c), cod. proc. pen., allegando "nuove prove" (un assegno da euro 500.000 ritenuto sostituito e mai incassato, l'atto di precetto errato, la denuncia contro Tagietti, versamenti personali, nuove posizioni societarie e dichiarazioni di terzi) con la tesi di essere stato vittima di una truffa che avrebbe inciso sugli eventi determinanti il fallimento della societa Logica Partners. La Corte d'appello di Brescia ha dichiarato l'istanza inammissibile ritenendo che le prove dedotte fossero, in realtà, o già oggetto del giudizio di cognizione o inadatte a demolire il compendio probatorio che aveva fondato la condanna per bancarotta documentale e patrimoniale; in particolare ha ritenuto irrilevante il presunto episodio dell'assegno rispetto alla consistente attività distrattiva accertata. Inoltre la Corte ha condannato Villa al pagamento di euro 800 in favore della Cassa delle ammende senza motivazione adeguata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso nella parte principale, confermando l'inammissibilità della richiesta di revisione perché le prove nuove non risultano idonee a determinare un ragionevole dubbio sulla responsabilità penale già giudicata. Ha però accolto il quarto motivo relativo alla mancanza di motivazione della condanna alla Cassa delle ammende, annullando senza rinvio l'ordinanza limitatamente alla condanna di Villa al pagamento di euro 800 e disponendone l'eliminazione. Il resto dell'ordinanza impugnata è stato confermato.
Norme richiamate
Dispositivo che regola l'istanza di revisione per nuove prove; interpretato come presupposto per ammettere la revisione solo quando il nova possano, in termini di ragionevole sicurezza, compromettere il compendio probatorio originario.
Richiamato per estendere al giudizio di revisione le formule assolutorie previste dall'art. 530, compresa la tutela in dubbio pro reo; la revisione può pertanto condurre anche ad un esito di assoluzione motivato dal ragionevole dubbio.
Regola la condanna alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità della richiesta di revisione; la Corte ne richiede un'applicazione motivata e collegata alla carenza di ragionevolezza della domanda.
Richiamato per definire le formule assolutorie che possono essere operate anche in sede di revisione, incluse quelle fondate sul principio in dubio pro reo.
art. 24 Cost.
Citato nell'ambito di un rilievo costituzionale sulla legittimità dell'art. 634; la Corte ha ritenuto non fondata la questione di illegittimità costituzionale, poiché la sanzione pecuniaria deve essere ancorata a una valutazione sulla ragionevolezza della richiesta.
Massime di principio
- Per ottenere la revisione con nuove prove è necessario che i nova possano, con ragionevole sicurezza, rendere inattendibile o insufficiente il compendio probatorio che ha determinato la condanna.
- Non costituiscono "nuove prove" le testimonianze o elementi che si limitano a proporre una diversa valutazione di prove già esaminate nel giudizio di cognizione.
- Il giudice di revisione può e deve compiere una delibazione preliminare sull'efficacia delle prove nuove; tale valutazione è legittima quando evidenzia manifeste inconferenze o inaffidabilità dei nova, pur evitando un'anticipazione indebita del merito.
- La circostanza che l'imputato affermi di essere stato truffato non esclude automaticamente la responsabilità per condotte distrattive: la prova della distrazione rileva in sé come sottrazione ai creditori, indipendentemente dal nesso causale con l'insolvenza.
- La condanna alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità o rigetto dell'istanza di revisione richiede una motivazione specifica che giustifichi la determinazione sanzionatoria, con riferimento alla carenza di ragionevolezza della domanda.
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