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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39666/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli (29/3/2024) che aveva confermato il decreto di perquisizione e sequestro probatorio emesso dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nola il 7/2/2024. Il ricorrente deduce violazione o errata applicazione della legge penale e vizio di motivazione con riguardo alla proporzionalità e adeguatezza della misura e al nesso di pertinenzialità tra le cose sequestrate e il reato. Denuncia inoltre che il sequestro sarebbe stato "esteso e onnicomprensivo" con una "acquisizione indiscriminata di dati informatici" e lamenta carenza di motivazione sul fumus del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il motivo proposto non configuri una violazione di legge ai sensi dell'art. 325 c.p.p., in quanto l'ordinanza del riesame non è affetta da mancanza assoluta o mera apparenza di motivazione. Il Tribunale aveva adeguatamente motivato il fumus commissi delicti richiamando elementi istruttori: Spampanato, dirigente dell'ufficio tecnico del Comune di Nola, avrebbe consentito la realizzazione di opere abusive rilasciando permessi per effetto del silenzio-assenso non compatibile con la normativa speciale che prevede il rigetto del progetto in caso di silenzio; i lavori contestati (sbancamenti, usi non agricoli, rilevante incidenza sul tessuto urbanistico) richiedevano il permesso di costruire. Il riesame ha altresì motivato la pertinenzialità degli oggetti sequestrati (cellulare, due personal computer, hard disk) e l'esigenza probatoria collegata alla ricostruzione delle attività e del ruolo dell'indagato; le copie forensi erano già acquisite. Dato il carattere generico e meramente fattuale delle censure del ricorrente, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma invocata in primo grado per l'istanza al Tribunale del riesame (ricorso per revisione delle misure), citata come riferimento procedurale per la richiesta di riesame del decreto di perquisizione e sequestro probatorio.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti di ammissibilità del ricorso per cassazione avverso provvedimenti di riesame di misure reali e di sequestro probatorio: rileva come violazione di legge solo la mancanza assoluta o la mera apparenza della motivazione, non la semplice illogicità manifesta.

  • art. 606, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione: la Corte ricorda che la censura di illogicità manifesta va proposta con il motivo specifico previsto da questa lettera, non come presunta violazione di legge ai sensi dell'art. 325.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze per l'inammissibilità del ricorso, tra cui l'onere delle spese e il versamento di una somma alla Cassa delle ammende; la Corte ha applicato tale disposizione fissando il versamento di euro 3.000,00.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata per il principio relativo all'onere delle spese e alla valutazione se la parte abbia proposto il ricorso senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto non sussistenti elementi di colpa tale da impedire l'applicazione delle conseguenze.

  • Cass. pen., Sez. 2, n. 49739 del 10/10/2023 (Mannolo), Rv. 285608

    Giurisprudenza richiamata a sostegno del principio che la mancanza assoluta o la mera apparenza della motivazione rientrano nella nozione di 'violazione di legge' rilevante per l'ammissibilità del ricorso per cassazione, mentre l'illogicità manifesta va dedotta con il motivo specifico.

Massime di principio

  • Per far dichiarare inammissibile un provvedimento di riesame in Cassazione occorre dimostrare una violazione di legge consistente nella mancanza assoluta o in una motivazione meramente apparente; semplici censure di illogicità o generiche contestazioni di fatto non sono adeguate in questa sede.
  • Nelle misure cautelari reali e nei sequestri probatori su materiale informatico è essenziale che il provvedimento descriva il fumus del reato con riferimenti agli atti di indagine e che chiarisca la pertinenzialità degli oggetti sequestrati rispetto alle esigenze probatorie (ricostruzione dei fatti, ruolo dell'indagato).
  • La proporzionalità e l'adeguatezza del sequestro si valutano in base alla specificità delle esigenze investigative indicate dal giudice: una descrizione circostanziata delle ragioni che collegano i dispositivi alle ipotesi di reato giustifica acquisizioni anche di dati informatici, purché pertinenti e non indiscriminate.
  • Nelle contestazioni che riguardano pubblici ufficiali e atti amministrativi, l'esistenza di norme speciali che escludono effetti del silenzio-assenso può costituire elemento probatorio rilevante per il fumus, specie se gli atti istruttori dimostrano che il silenzio è stato usato per procurare abusi.
  • Le censure generiche o prive di specificità (es. mera evocazione di confusione tra capi di imputazione) sono inidonee davanti alla Cassazione e vanno sollevate con argomentazioni puntuali e riferimenti probatori concreti.
  • Questioni successive alla misura (per es. restituzione di copie forensi già acquisite) devono essere specificamente dedotte: se non impugnate, il giudice di legittimità non le esamina.

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