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Ordinanza

Ordinanza n. 1195/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202601856

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il Consiglio di Stato ha preso atto della rinuncia all’istanza cautelare e ha dichiarato il non luogo a procedere sulla domanda cautelare, senza esaminare il merito dei motivi dedotti contro l’ordinanza del TAR né la sussistenza del fumus boni iuris o del periculum in mora. Le spese della fase cautelare sono state integralmente compensate tra le parti.

Consiglio di Stato, Sez. VIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza cautelare del TAR Lazio, Sez. IV, n. 846/2026, di reiezione della domanda cautelare

Esito

IMPROCEDIBILITA

La controversia

La parte privata ha proposto appello cautelare ai sensi dell’art. 62 c.p.a. contro l’ordinanza con cui il TAR Lazio aveva respinto la domanda cautelare proposta nel giudizio di primo grado. Prima della decisione dell’appello, con istanza depositata il 9 marzo 2026, l’appellante ha dichiarato di rinunciare all’istanza cautelare.

Norme richiamate

  • art. 62 c.p.a.

    La disposizione è richiamata quale base processuale dell’appello cautelare contro l’ordinanza del TAR; la rinuncia all’istanza cautelare ha determinato il non luogo a procedere sulla domanda.

Massime di principio

  • La rinuncia all’istanza cautelare proposta in appello determina il non luogo a procedere sulla domanda cautelare, impedendo al giudice d’appello di esaminarne i presupposti e i motivi, senza incidere necessariamente sulla prosecuzione del giudizio di merito.
  • In caso di rinuncia alla domanda cautelare, le spese della relativa fase possono essere compensate dal giudice in ragione delle circostanze del caso concreto.

Come è indicizzato

MaterieTutela cautelareAppelloEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareSopravvenuta carenza di interesse

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