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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40973/2023 del 09/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che li aveva ritenuti responsabili di bancarotta impropria per operazioni dolose (cessione di ramo d'azienda con corrispettivo ritenuto incongruo, vendita di due immobili per prezzo ritenuto inadeguato) e di bancarotta fraudolenta documentale per sottrazione/distruzione delle scritture contabili; inoltre venivano contestati trasferimenti di risorse finanziarie (bonifici per complessivi €64.000) e la distrazione di due autocarri. Le censure principali dedotte in cassazione riguardavano la manifesta illogicità e carenza motivazionale sulle determinazioni del prezzo (esistenza e rinvenibilità degli assegni), la mancata prova del nesso causale tra le operazioni e il fallimento, l'erronea valutazione dell'elemento soggettivo (dolus) e la natura dei pagamenti (sostenuti come restituzione di finanziamenti soci). Si lamentava inoltre la mancata derubricazione a bancarotta semplice e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato in parte: ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al reato indicato nel capo a), punti 1) e 2), disponendo il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Napoli sul punto, perché la motivazione delle pronunce di merito è risultata carente in ordine al nesso causale tra le operazioni contestate (cessione ramo d'azienda e compravendita immobili) e l'intervenuto dissesto e alla prova del dolo nelle forme richieste dalla giurisprudenza. Sui restanti punti (tra cui i bonifici per €64.000, la bancarotta documentale e le altre imputazioni) il ricorso è stato respinto: la Cassazione ha ritenuto adeguata la motivazione dei giudici di merito su tali profili e confermato i principi applicati (tra cui il rilievo della contestualità tra soddisfazione di un credito del socio e lo stato di dissesto). In sintesi: annullamento parziale con rinvio su specifici capi; rigetto per il resto.

Norme richiamate

  • art. 223, comma 2, n. 2, Legge Fallimentare

    Le "operazioni dolose" integrano la bancarotta impropria quando consistono in atti o in una pluralità di atti coordinati che siano intrinsecamente pericolosi per la salute economico-finanziaria dell'impresa; è necessario il nesso di causalità materiale tra le operazioni e il dissesto e, quanto all'elemento soggettivo, il dolo va inteso come prevedibilità del dissesto come conseguenza delle operazioni antidoverose

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Limita la portata dei motivi ammessi in cassazione rispetto ai motivi svolti in grado di appello; la Corte richiama il vincolo di dedurre in cassazione questioni effettivamente oggetto di gravame in appello

  • Principio giurisprudenziale su bancarotta per soddisfazione di credito del socio in periodo di dissesto (Cass. giurisprudenza citata)

    La restituzione di un credito del socio effettuata in periodo di dissesto, se contestuale allo stato di crisi, può integrare il reato di bancarotta per distrazione e non semplicemente bancarotta preferenziale, perché assume carattere di depauperamento idoneo a pregiudicare i creditori

  • Principio su bancarotta documentale (Cass. giurisprudenza citata)

    Per la configurabilità della bancarotta documentale per sottrazione/distruzione è necessario il dolo specifico volto a arrecare pregiudizio alle ragioni dei creditori; la mancanza delle scritture che impedisca la ricostruzione dei movimenti societari è indizio idoneo a fondare la responsabilità

Massime di principio

  • Per le operazioni dolose (bancarotta impropria) il giudice deve indicare e motivare chiaramente il nesso causale materiale tra le singole operazioni e il dissesto: non è sufficiente l'affermazione generica di incongruità del prezzo o di danno — occorre spiegare come la singola operazione abbia determinato o comunque reso prevedibile il fallimento.
  • L'elemento soggettivo richiesto per le operazioni dolose implica la prevedibilità del dissesto come conseguenza dell'operazione: atti apparentemente leciti o con criteri oggettivi di valutazione possono non integrare il dolo se non emerge la prevedibilità dell'insolvenza.
  • Pagamenti compiuti dal conto sociale verso soci o amministratori in periodo di crisi societaria possono essere qualificati come distrazione quando sia dimostrata la contestualità con lo stato di dissesto e l'assenza di giustificazione contabile/contrattuale.
  • La mancata produzione o la sottrazione delle scritture contabili è rilevante e può integrare bancarotta documentale quando ostacoli concretamente la ricostruzione patrimoniale e finanziaria da parte degli organi fallimentari e quando sia provato il dolo specifico di pregiudicare i creditori.
  • La parte che invoca la buona fede o la correttezza formale di pagamenti e trasferimenti deve produrre documentazione chiara e riferibile alle operazioni contestate (es. assegni, causali, annotazioni di bilancio): la mancata coerenza con i bilanci e la mancata annotazione indeboliscono la tesi della lecita giustificazione.
  • In cassazione le questioni nuove non dedotte in appello sono inammissibili; per ottenere annullamento parziale occorre che siano provate lacune motivazionali significative nel giudizio di merito rispetto ai principi consolidati dalla Corte di Cassazione.

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