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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23000/2023 del 25/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano che, in parziale riforma del Tribunale di Monza, aveva escluso alcune aggravanti e rideterminato la pena per il reato di falso contestato a Rota Agata (per la formazione di certificati falsi di aggiudicazione all'asta relativi a immobili nell'ambito di procedure fallimentari). Era inoltre contestata una truffa, poi divenuta improcedibile per remissione di querela. L'imputata deduceva: 1) che gli atti prodotti erano soltanto fotocopie e non originali; 2) che due dei quattro documenti erano mere copie conformi, con anomalie evidenti (intestazioni, timbri, numeri di procedura) tali da configurare un "falso grossolano" privo di rilevanza penale; 3) che la pena era eccessiva e sarebbe dovuta operare una valutazione favorevole delle circostanze attenuanti generiche e dell'art. 62-bis c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati i motivi relativi alla natura dei documenti, osservando che erano stati formati quattro atti aventi l'apparenza di "originali" (due indicati come "originali" e due come "copie conformi" con attestazione in originale), creati con l'intento di indurre in errore il commercialista Colella; pertanto la fattispecie configurava il reato di falso. La Corte ha inoltre escluso che si potesse configurare un "falso grossolano" idoneo a escludere la punibilità, poiché le anomalie erano state rilevate solo da soggetti con specifica esperienza e la valutazione di merito non è rivedibile in sede di legittimità se priva di vizi logici manifesti. Quanto al trattamento sanzionatorio, la Corte ha ritenuto inammissibili le censure sulla congruità della pena (il giudice di merito esercita discrezionalità nella sua determinazione secondo gli artt. 132 e 133 c.p.). Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 49 cod. pen.

    Richiamato in relazione al cd. "falso grossolano": la Corte ha ritenuto che l'esclusione di punibilità per inidoneità dell'azione opera solo quando la falsificazione sia ictu oculi riconoscibile da chiunque; qui le anomalie erano riconoscibili solo da esperti, quindi l'articolo non opera.

  • art. 132 cod. pen.

    Norma sul trattamento della pena: richiamata per ricordare i principi cui il giudice di merito deve attenersi nella determinazione della pena; la Corte ha affermato che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito.

  • art. 133 cod. pen.

    Disposizione sui criteri per la determinazione della pena: la Corte ha confermato che la valutazione della gravità del fatto e della pena spetta al giudice di merito e non è rivedibile in Cassazione salvo vizi di motivazione o arbitrarietà.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente in tema di attenuanti speciali/recidiva (o simili ricadute sul trattamento sanzionatorio): la Corte ha osservato che le doglianze relative al diniego di attenuanti generiche non erano state specificamente dedotte in appello e perciò non erano ammissibili in Cassazione.

  • Sentenza Sezioni Unite n. 35814/28-03-2019 (Marcis)

    Giurisprudenza richiamata per il principio che la formazione di copie di un atto inesistente integra il reato di falsità materiale quando la copia abbia l'apparenza di atto originale; applicata al caso per ritenere i documenti prodotti idonei ad ingenerare affidamento.

  • Sez. 5, n. 27310 del 11/02/2019 (Ikechukwu)

    Giurisprudenza richiamata circa il concetto di falsità 'ictu oculi': la punibilità è esclusa solo quando la falsificazione sia così evidente da risultare immediatamente riconoscibile da chiunque.

  • Sez. 5, n. 5582 del 30/09/2013 (Ferrario)

    Giurisprudenza che segnala i limiti della revisione della congruità della pena in Cassazione, richiedendo l'esistenza di arbitrio o illogicità nella motivazione del giudice di merito.

Massime di principio

  • La mera produzione di copie non esclude il reato di falsità se le copie hanno l'apparenza di originali (es. riportano la dicitura "originale" o attestazioni in originale) e sono state realizzate con l'intento di ingenerare affidamento.
  • Il concetto di "falso grossolano" esclude la punibilità solo quando la falsificazione sia immediatamente evidente anche a un osservatore medio (ictu oculi); se le anomalie sono riconoscibili solo da esperti la condotta resta penalmente rilevante.
  • La rivalutazione in sede di legittimità dei fatti e della gravità del reato è limitata: la Cassazione non sostituisce il giudizio del merito se la motivazione del giudice di appello non presenta vizi logici manifesti.
  • Le doglianze sul trattamento sanzionatorio (congruità della pena, riconoscimento di attenuanti) devono essere tempestivamente e specificamente dedotte in sede di appello, altrimenti risultano inammissibili in Cassazione.
  • Per difendere efficacemente la propria posizione quando si sostiene che si tratta di semplici fotocopie o di falsi palesemente evidenti occorre documentare chiaramente: a) l'assenza di qualsiasi elemento che possa conferire l'apparenza di originalità; b) che le anomalie erano immediatamente riconoscibili da chiunque; c) che eventuali attenuanti sono state richieste nei termini processuali appropriati.

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