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Sentenza

Sentenza n. 8833/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l’accertamento previa adozione di misura cautelare idonea, del silenzio inadempimento dell’Ambasciata d’Italia ad Islamabad in ordine alla domanda di rilascio del visto di ingresso per lavoro subordinato;

Giustizia amministrativa202513029

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento dell’Ambasciata d’Italia a Islamabad sulla richiesta di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha agito ai sensi dell’art. 117 c.p.a. deducendo l’illegittimità del silenzio serbato dall’Ambasciata d’Italia a Islamabad sulla richiesta, presentata nell’ottobre 2025, di fissazione di un appuntamento presso la sede diplomatica per formalizzare la domanda di visto per lavoro subordinato. La domanda era fondata sull’ottenimento del presupposto nulla osta. L’Amministrazione, costituitasi in giudizio, ha riferito che il nulla osta indicato nel ricorso era in fase di conferma.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto sussistenti entrambi i presupposti dell’azione avverso il silenzio: l’obbligo dell’Amministrazione di provvedere e l’inerzia protratta oltre il termine di conclusione del procedimento. In particolare, la richiesta di fissazione dell’appuntamento e la disponibilità del nulla osta imponevano all’Ambasciata di dare seguito all’istanza. Il giudice ha chiarito che l’Amministrazione deve concludere il procedimento con un provvedimento espresso e motivato anche quando ritenga prognosticamente negativo l’esito della procedura: non può sostituire l’obbligo di decidere con l’inerzia. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Ambasciata d’Italia a Islamabad sono stati condannati a convocare il ricorrente entro 90 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione amministrativa della sentenza. Le spese sono state integralmente compensate, considerando l’elevato numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica e la complessità dell’iter procedimentale.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina l’azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione. Il giudice ha ritenuto integrati l’obbligo di provvedere e la protrazione dell’inerzia oltre il termine di conclusione del procedimento.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti.

Massime di principio

  • L’azione avverso il silenzio richiede la sussistenza di un obbligo dell’amministrazione di provvedere e il superamento del termine previsto per la conclusione del procedimento senza l’adozione di un provvedimento.
  • L’amministrazione competente per il rilascio di un visto di ingresso deve dare seguito alla richiesta di formalizzazione della domanda quando l’istante abbia ottenuto il presupposto nulla osta e abbia chiesto la fissazione dell’appuntamento presso la sede diplomatica.
  • Anche qualora l’amministrazione ritenga prognosticamente negativo l’esito della procedura, essa è tenuta a concludere il procedimento mediante un provvedimento espresso e motivato; la valutazione negativa non legittima il silenzio-inadempimento.
  • In caso di accoglimento dell’azione avverso il silenzio, il giudice può ordinare all’amministrazione di convocare l’interessato entro un termine assegnato, senza sostituirsi all’amministrazione nella valutazione dell’esito della domanda di visto.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini del procedimento e silenzioDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoEfficacia ed esecutorietà

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