Sentenza n. 8833/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l’accertamento previa adozione di misura cautelare idonea, del silenzio inadempimento dell’Ambasciata d’Italia ad Islamabad in ordine alla domanda di rilascio del visto di ingresso per lavoro subordinato;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento dell’Ambasciata d’Italia a Islamabad sulla richiesta di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha agito ai sensi dell’art. 117 c.p.a. deducendo l’illegittimità del silenzio serbato dall’Ambasciata d’Italia a Islamabad sulla richiesta, presentata nell’ottobre 2025, di fissazione di un appuntamento presso la sede diplomatica per formalizzare la domanda di visto per lavoro subordinato. La domanda era fondata sull’ottenimento del presupposto nulla osta. L’Amministrazione, costituitasi in giudizio, ha riferito che il nulla osta indicato nel ricorso era in fase di conferma.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto sussistenti entrambi i presupposti dell’azione avverso il silenzio: l’obbligo dell’Amministrazione di provvedere e l’inerzia protratta oltre il termine di conclusione del procedimento. In particolare, la richiesta di fissazione dell’appuntamento e la disponibilità del nulla osta imponevano all’Ambasciata di dare seguito all’istanza. Il giudice ha chiarito che l’Amministrazione deve concludere il procedimento con un provvedimento espresso e motivato anche quando ritenga prognosticamente negativo l’esito della procedura: non può sostituire l’obbligo di decidere con l’inerzia. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Ambasciata d’Italia a Islamabad sono stati condannati a convocare il ricorrente entro 90 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione amministrativa della sentenza. Le spese sono state integralmente compensate, considerando l’elevato numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica e la complessità dell’iter procedimentale.
Norme richiamate
Disciplina l’azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione. Il giudice ha ritenuto integrati l’obbligo di provvedere e la protrazione dell’inerzia oltre il termine di conclusione del procedimento.
Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti.
Massime di principio
- L’azione avverso il silenzio richiede la sussistenza di un obbligo dell’amministrazione di provvedere e il superamento del termine previsto per la conclusione del procedimento senza l’adozione di un provvedimento.
- L’amministrazione competente per il rilascio di un visto di ingresso deve dare seguito alla richiesta di formalizzazione della domanda quando l’istante abbia ottenuto il presupposto nulla osta e abbia chiesto la fissazione dell’appuntamento presso la sede diplomatica.
- Anche qualora l’amministrazione ritenga prognosticamente negativo l’esito della procedura, essa è tenuta a concludere il procedimento mediante un provvedimento espresso e motivato; la valutazione negativa non legittima il silenzio-inadempimento.
- In caso di accoglimento dell’azione avverso il silenzio, il giudice può ordinare all’amministrazione di convocare l’interessato entro un termine assegnato, senza sostituirsi all’amministrazione nella valutazione dell’esito della domanda di visto.
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