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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9956/2024 del 08/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 27/09/2023 che ha disposto il mantenimento del sequestro probatorio di un'autovettura ritenuta collegata a un ipotizzato reato di riciclaggio. Il ricorrente deduceva violazione degli artt. 355, comma 2 e 125, comma 3 c.p.p. per carenza di motivazione dei provvedimenti, lamentando l'illegittimità del vincolo posto sul veicolo nonostante la sua buona fede nell'acquisto.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso per infondatezza. Ribadisce che, sussistendo una controversia sulla proprietà del bene (tra la prima intestataria Drivalia s.p.a. e l'odierno ricorrente), il giudice penale è tenuto a rinviare la decisione sulla proprietà al giudice civile competente e a mantenere il sequestro nel frattempo. La Corte censura l'eventuale iniziativa del giudice penale di 'ridefinire' le finalità del sequestro in sostituzione dell'organo dell'accusa. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 355, comma 2 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente per lamentare carenza di motivazione; la Corte non accoglie la censura nel complesso, sottolineando il limite del giudice penale nel ‘integrare’ motivazioni o finalità che spettano all'organo dell'accusa.

  • art. 125, comma 3 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente in tema di motivazione dei provvedimenti; la Corte valuta la questione ma conferma il principio che l'eventuale carenza motivazionale non legittima il giudice penale a sostituirsi all'accusa nelle scelte discrezionali.

  • art. 263, comma 3 c.p.p.

    Stabilisce che, se la proprietà delle cose sequestrate è controversa e ciò rende incerta l'individuazione del soggetto avente diritto alla restituzione, il giudice penale rinvia la decisione al giudice civile competente in primo grado mantenendo il sequestro; la Corte lo applica come regola vincolante.

  • art. 324, comma 8 c.p.p.

    Prevede che, quando la proprietà è contestata ai fini del dissequestro, il giudice penale rimetta la questione al giudice civile e mantenga il vincolo; la Corte lo utilizza per confermare la legittimità dell'ordinanza impugnata.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso; la Corte condanna il ricorrente al pagamento delle spese.

  • art. 23, comma 8, D.L. 28/10/2020, n. 137 (conv. L. 176/2020) - richiamato

    Norma sul procedimento in cassazione trattato per iscritto in mancanza di tempestiva richiesta di discussione orale; la Corte indica di aver proceduto secondo tale disciplina.

Massime di principio

  • Se viene sequestrato un bene e sussiste una controversia sulla proprietà, il giudice penale deve rinviare la decisione sulla proprietà al giudice civile competente e mantenere il sequestro nel frattempo (art. 263 e 324 c.p.p.).
  • Il giudice penale non può supplire alle scelte discrezionali dell'organo dell'accusa 'ridefinendo' le finalità del sequestro: eventuali carenze motivazionali del decreto dell'accusa non autorizzano il giudice a creare ex novo le ragioni del vincolo.
  • La buona fede dell'acquirente non decide automaticamente la restituzione: il compratore in buona fede dovrà far valere i suoi diritti davanti al giudice civile competente se la proprietà è contestata.
  • In caso di impugnazione per carenza di motivazione, la Corte di legittimità verifica l'ammissibilità e la fondatezza della censura; quando esiste una controversia reale e seria sulla titolarità del bene prevale il meccanismo di rinvio al civile.
  • Chi intende ottenere la restituzione di un bene sequestrato dovrebbe valutare l'azione civile per far accertare la proprietà o la buona fede e prestare attenzione ai termini e alle modalità di richiesta di discussione orale in Cassazione, dato che può essere trattata per iscritto se non richiesta tempestivamente.

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