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Cassazione Penale, Ordinanza n. 21202/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda due imputati condannati in primo grado per concorso nel reato di violazione di domicilio, con sentenza di appello che ha solo parzialmente ridotto il trattamento sanzionatorio. In cassazione hanno proposto tre motivi: con i primi due hanno denunciato violazione di legge penale quanto alla configurabilità della violazione di domicilio, sostenendo in sostanza che l'appartamento fosse disabitato e che ciò escludesse la loro volontà di invadere un domicilio altrui, e hanno chiesto il riconoscimento dell'esimente dello stato di necessità per la pretesa necessità abitativa determinata da difficoltà economiche; con il terzo motivo hanno censurato la motivazione sulla recidiva, deducendo vizio motivazionale nonostante i precedenti penali valorizzati dalla Corte territoriale.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Ha ritenuto che i primi due motivi riproponessero doglianze già esaminate e correttamente respinte dai giudici di merito: la mera circostanza che l'appartamento fosse disabitato non basta a dimostrare la volontà del titolare di rinunciare al bene, e lo stato di necessità non è configurabile perché la difficoltà economica e la necessità abitativa hanno carattere di permanenza e non di attualità del pericolo, oltre a poter trovare risposta negli strumenti di assistenza sociale. Il terzo motivo è stato giudicato manifestamente infondato, poiché la Corte d'appello aveva congruamente motivato la recidiva richiamando i numerosi e gravi precedenti penali sintomatici di persistente pericolosità sociale. Conseguentemente, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 614 c.p.

    È la fattispecie di violazione di domicilio oggetto della contestazione; la Corte conferma che la mera disabitazione dell'immobile non esclude la configurabilità del reato.

  • art. 54 c.p.

    L'esimente dello stato di necessità è esclusa perché il pericolo dedotto non presenta il requisito dell'attualità, trattandosi di difficoltà economica e abitativa permanente e fronteggiabile con strumenti di assistenza sociale.

  • art. 99 c.p.

    La recidiva è stata ritenuta adeguatamente motivata in ragione dei numerosi e gravi precedenti penali, considerati indice di persistente pericolosità sociale.

  • art. 616 c.p.p.

    È richiamato per la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in caso di declaratoria di inammissibilità.

Massime di principio

  • Nel delitto di violazione di domicilio, la circostanza che l'immobile sia momentaneamente disabitato non è di per sé sufficiente a escludere l'offesa al domicilio o a inferire la volontà del titolare di non avvalersene.
  • L'esimente dello stato di necessità richiede un pericolo attuale: situazioni di difficoltà economica o di bisogno abitativo stabile e protratto non integrano, da sole, il requisito dell'attualità, specie quando esistano strumenti di assistenza sociale idonei a fronteggiarle.
  • In sede di legittimità sono inammissibili i motivi che si risolvano nella mera riproposizione di censure già confutate con motivazione congrua dal giudice di merito.
  • La recidiva può essere legittimamente valorizzata quando la motivazione dia conto di precedenti penali numerosi e gravi, da cui desumere una persistente pericolosità sociale.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieViolenza privataImpugnazioni
RamiDelitti contro la personaProcesso penale
IstitutiRecidiva

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