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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26107/2025 del 16/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, detenuto in detenzione domiciliare, ha impugnato il decreto del 17/04/2025 che ha dichiarato inammissibile e comunque rigettato la richiesta di autorizzazione ad uscire dall'abitazione in alcuni orari per svolgere attività lavorativa come addetto forestale. Il magistrato aveva ritenuto l'istanza reiterata (più richieste analoghe respinte in precedenza), ha evidenziato l'assenza di indigenza definitivamente provata e ha concluso che l'attività forestale non consente adeguati controlli essendo svolta nei boschi e in luoghi sempre diversi, quindi incompatibile con la detenzione domiciliare. Il ricorrente ha contestato la decisione sostenendo di essere il solo percettore di reddito del nucleo familiare, di aver svolto per anni tale attività, di avere difficoltà a trovare lavoro diverso e che il precedente provvedimento del Tribunale di sorveglianza aveva già riconosciuto la sua situazione familiare e lavorativa, autorizzando uscite giornaliere di due ore per esigenze familiari.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, pur essendo in linea di massima ammissibile il ricorso in Cassazione contro provvedimenti del magistrato di sorveglianza che incidono sulla libertà personale, ciò è possibile soltanto se dedotta una violazione di legge e non per mere critiche alla motivazione. Le deduzioni del ricorrente (indigenza, difficoltà a reperire altro lavoro, perimetro ristretto dell'attività, contrasto con precedente ordinanza) sono state qualificate come censure della motivazione o come mancanza di prova e quindi non idonee a configurare una violazione di legge. In particolare è stato ritenuto non superabile il giudizio del magistrato di merito circa l'impossibilità di controllare l'attività svolta nei boschi. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma a favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 111, comma 7

    contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge

    La Corte ha confermato che il rimedio in Cassazione contro provvedimenti che incidono sulla libertà personale è ammesso solo per violazione di legge; non è ammesso per vizio della motivazione. Pertanto il ricorso deve enunciare specifiche violazioni normative per essere preso in esame.

  • Codice di procedura penale, art. 616, comma 1

    Applicata la norma che consente la condanna alle spese processuali e il versamento alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o infondato, il ricorrente è stato condannato a tali oneri.

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione avverso provvedimenti del magistrato di sorveglianza è ammissibile solo se impugna una violazione di legge e non per semplici doglianze sulla valutazione dei fatti o sulla motivazione.
  • Per ottenere autorizzazioni di uscita per lavoro durante la detenzione domiciliare è cruciale dimostrare concretamente la compatibilità dell'attività con la misurabilità e il controllo della misura (es. luogo fisso, orari predeterminati, supervisione, datore di lavoro, mezzi di controllo elettronico).
  • Le conclusioni basate su presunzioni non documentate (per esempio sul fatto che il lavoro avvenga «in luoghi sempre diversi») possono essere contestate, ma in Cassazione tale contestazione deve tradursi in una specifica violazione di legge o in omissione della valutazione di elementi probatori rilevanti.
  • Se si ritiene che il magistrato non abbia svolto adeguata istruttoria, conviene prima chiedere formalmente l'esercizio dei poteri istruttori al giudice di merito e raccogliere documentazione probatoria (contratto, dichiarazioni del datore, planimetrie, turni, attestazioni di controllo) prima di ricorrere in Cassazione.
  • In situazioni di difficoltà economica va prodotta documentazione chiara sulla situazione di indigenza (es. dichiarazioni fiscali, attestazioni di reddito del nucleo familiare) per rendere rilevante l'elemento ai fini dell'eventuale concessione dell'autorizzazione.
  • Valutare soluzioni alternative per convincere il giudice (uscite limitate a orari e luoghi definiti, accompagnamento, controllo elettronico) piuttosto che chiedere una autorizzazione generica per attività difficilmente controllabili.

Testo integrale

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