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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 9265/2022 del 22/03/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per revocazione avverso l'ordinanza della Corte di Cassazione n. 30706/2018 che aveva rigettato il ricorso per cassazione di Ugo Lenzi. L'oggetto principale era la contestazione di autenticità (apocrifia) del testamento olografo del padre Giuseppe (testamento datato 3.4.1989). In cassazione era stata corretta la motivazione della Corte d'appello (che aveva ritenuto necessaria la querela di falso), richiamando le Sezioni Unite n. 12307/2015; tuttavia la Corte di Cassazione aveva affermato che il ricorrente non aveva addotto prove a sostegno della falsità del testamento. Con il ricorso per revocazione il Lenzi ha dedotto errore di fatto (art. 395 n.4 c.p.c.), sostenendo che dalle conclusioni e dagli atti di merito risultava che aveva richiesto l'assunzione della prova testimoniale (audizione di Ugo Lenzi, classe 1926) su fatti attinenti alla redazione del testamento, e dunque aveva effettivamente proposto prove.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per revocazione, revocando l'ordinanza n. 30706/2018. In sede rescissoria ha accolto il primo motivo del ricorso per cassazione di Ugo Lenzi, ritenendo che la Corte d'appello si era basata su principi superati dalle Sezioni Unite n. 12307/2015 e che la Cassazione era incorsa in una svista nel ritenere che il ricorrente non avesse proposto prove. La sentenza della Corte d'appello di Bologna n. 1621/2014 è stata cassata, con rinvio alla Corte d'appello di Bologna in diversa composizione, che dovrà applicare il principio di diritto secondo cui chi contesta l'autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e sostenere l'onere della relativa prova. Il giudice di rinvio regolerà le spese dei vari gradi e del presente giudizio.

Norme richiamate

  • art. 214 c.p.c.

    richiamato tra le norme citate in relazione ai mezzi e alle modalità di prova e disconoscimento dei documenti

  • art. 215 c.p.c.

    richiamato nel contesto delle norme sul disconoscimento e sulla querela di falso

  • art. 216 c.p.c.

    richiamato nel quadro delle disposizioni processuali sulla prova documentale

  • art. 221 c.p.c.

    riferimento normativo pertinente alla querela di falso e alla disciplina della verificazione della scrittura

  • art. 189 c.p.c.

    richiamato in relazione al diritto di difesa e alle modalità di svolgimento dell'istruttoria

  • art. 352 c.p.c.

    richiamato in ordine alla discussione orale e alla fissazione dell'udienza; il ricorrente lamentava revoca dell'udienza senza contraddittorio

  • art. 91 c.p.c.

    richiamato in tema di condanna alle spese e loro ripartizione

  • art. 92 c.p.c.

    richiamato in relazione alla liquidazione e ripartizione delle spese processuali

  • art. 97 c.p.c.

    richiamato con riferimento ai criteri per la pronuncia sulle spese di lite

  • DM 127/2004

    citato riguardo alla disciplina delle competenze e delle spese forensi (deduzioni del ricorrente sul trattamento delle spese)

  • art. 395 n. 4 c.p.c.

    fondamento della revocazione per errore di fatto: la Corte ha ritenuto sussistente un errore nella lettura degli atti interni (mancata percezione delle istanze istruttorie)

  • Sezioni Unite Corte di Cassazione, sent. n. 12307/2015

    principio decisivo: per contestare l'autografia del testamento olografo non è necessaria la querela di falso; la parte deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e assume l'onere della prova

  • Cass. ord. n. 30706/2018

    l'ordinanza impugnata che era stata revocata: in essa la Corte aveva corretto la motivazione della sentenza d'appello ma aveva ritenuto che il ricorrente non avesse prodotto prove

  • Cass. sent. n. 8051/2020

    principio sulla valutazione della decisività dell'errore di fatto in sede di revocazione: valutazione controfattuale sostituendo l'affermazione errata con quella esatta per verificare la resistenza della decisione

  • Cass. sent. n. 24334/2014 e n. 25349/2021

    n. 24334/2014; n. 25349/2021

    giurisprudenza sulla regola di notifica per impugnazioni, applicata anche alla revocazione per errore di fatto (notifica al procuratore costituito o al domicilio eletto)

  • Cass. SSUU n. 14699/2010 e Cass. n. 22180/2020

    SSUU n. 14699/2010; n. 22180/2020

    richiami giurisprudenziali usati per giustificare la validità della notificazione collettiva/impersonale agli eredi nel domicilio dell'interessata

Massime di principio

  • Per contestare l'autografia di un testamento olografo non è necessaria la querela di falso: la via corretta è l'azione di accertamento negativo della provenienza della scrittura, con onere della prova a carico di chi contesta.
  • La parte che contesta l'autenticità deve proporre e coltivare le prove (es. istanze istruttorie, testimonianze, richiesta di verificazione della scrittura); la mancata proposizione o coltivazione della prova può comportare rigetto della domanda anche se la questione di diritto viene corretta in sede di legittimità.
  • In cassazione la Corte deve leggere e valutare attentamente gli atti di merito: un'errata percezione di fatti processuali (omissione di elementi dagli atti) può costituire errore di fatto rilevante ai sensi dell'art. 395 n.4 c.p.c. e legittimare la revocazione.
  • Nelle impugnazioni e nella revocazione la notifica al difensore o al domicilio eletto è, di regola, sufficiente; la notificazione collettiva agli eredi nel domicilio dell'interessato può essere valida se effettuata nei termini e secondo i criteri giurisprudenziali.
  • In caso di contrasto tra decisione di merito e principi affermati dalle Sezioni Unite, la Corte di rinvio deve applicare il principio di diritto delle Sezioni Unite e riesaminare l'ammissibilità, rilevanza e concludenza delle prove richieste dalle parti.
  • In sede di revocazione il giudice valuta la decisività dell'errore con un ragionamento controfattuale: se la correzione del fatto avrebbe potuto mutare l'esito del provvedimento impugnato, l'errore è decisivo e giustifica la revoca.

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