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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17925/2023 del 28/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso di Nicola Lastella avverso il decreto che ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale per quattro anni e la confisca di beni: deduceva carenza di motivazione sull'inquadramento nella pericolosità generica (contestando l'abitualità, il nesso temporale tra condanne degli anni '70 e fatti 2004-2012, l'assenza di prove oggettive di reddito illecito e la non attualità della pericolosità) e criticava la durata della misura. Ricorso di Luisa Lastella e di Giovanna Battista (terze interessate) contro la confisca: deducevano mancanza di motivazione circa la pericolosità del proposto al momento degli acquisti, contestavano la provenienza illecita delle risorse impiegate per gli acquisti e sostenevano che i beni fossero stati acquistati con redditi leciti e dichiarati (attività lavorative e liquidazioni aziendali), nonché l'errata attribuzione a loro dei beni fittiziamente intestati.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di Nicola Lastella (motivi manifestamente infondati e sostanzialmente impugnazione della motivazione, mentre in materia di misure di prevenzione è consentito il ricorso limitato per violazione di legge). In via sostanziale la Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito: la pericolosità generica è stata dimostrata attraverso l'analisi complessiva di elementi relativi a reati commessi dagli anni '70 agli anni 2000, la capacità produttiva di profitti dei delitti, l'uso di conti fittizi intestati a terzi, le ammissioni dell'interessato e dichiarazioni della persona offesa sull'attività usuraria protrattasi per anni; è stata ritenuta altresì attuale la pericolosità (anche per condotte estorsive del 2019). Il ricorso delle terze interessate (Luisa e Giovanna) è stato dichiarato inammissibile: le terze non possono contestare la pericolosità del proposto ma solo allegare e provare la loro effettiva titolarità dei beni; i giudici di merito hanno rilevato insufficiente prova di redditi leciti autonomi in grado di giustificare gli acquisti e hanno valorizzato le ammissioni di Luisa sulla fittizietà delle intestazioni. Conseguentemente: conferma della sorveglianza speciale di quattro anni e della confisca dei beni indicati; condanna dei ricorrenti alle spese e al pagamento di euro 3.000 per responsabilità processuale relativa all'inammissibilità.

Norme richiamate

  • d.lgs. 159/2011 (codice delle misure di prevenzione)

    art. 1, comma 1, lett. b); art. 4, comma 1, lett. c); art. 10, comma 3; art. 16; art. 24; art. 27

    La Corte richiama il codice per stabilire i presupposti della sorveglianza speciale e della confisca di prevenzione; evidenzia che l'articolazione normativa richiede, per la pericolosità generica, elementi concreti che comprovino l'abitualità della commissione di reati, la capacità di produrre profitti e l'effettiva incidenza di tali profitti come fonte di reddito; l'art.10 comma 3 limita il ricorso alla Corte di cassazione per le misure di prevenzione alla censura per violazione di legge

  • Sentenza Corte costituzionale n. 24/2019

    Viene richiamata per il principio secondo cui la pericolosità generica richiede la verifica dei tre requisiti (abitualità, capacità di generare profitti, rilevanza dei profitti come fonte di reddito) sulla base di precisi elementi di fatto

  • Sentenza Corte EDU "De Tommaso" (richiamata nel motivare principi di diritto)

    Richiamata nella disamina sul rispetto dei principi, come elemento di riferimento giurisprudenziale internazionale sull'applicazione delle misure di prevenzione e la necessità di adeguata motivazione

  • Giurisprudenza della Cassazione richiamata (esempi)

    Sez. 5, n. 182 del 30/11/2020 (Zangrillo); Sez. 5, n. 333 del 20/11/2020 (Icardi); Sez. 6, n. 7469 del 04/06/2019 (Hudorovic); Sez. 2, n. 31549 del 06/06/2019 (Simply soc. coop.)

    La Corte si è attenuta agli orientamenti consolidati che chiariscono i limiti delle deduzioni consentite alle terze interessate (possono solo provare l'effettiva titolarità) e i criteri probatori per ritenere fittizia l'intestazione; tali precedenti rafforzano l'esigenza di elementi oggettivi (conto correnti, flussi monetari, ammissioni, discrepanza tra redditi e spese) per il collegamento tra proposto e beni

Massime di principio

  • La pericolosità generica richiede tre elementi: commissione abituale di delitti, capacità dei delitti di produrre profitti, e rilevanza di tali profitti come fonte di reddito; la valutazione deve fondarsi su elementi di fatto concreti e non su mere supposizioni
  • Un ampio intervallo temporale tra condanne non esclude la pericolosità se sussistono elementi che attestano continuità o capacità criminale prolungata (es. latitanza con supporti logistici/economici, prosecuzione di attività illecite manifestatesi in periodi successivi)
  • Le ammissioni dell'interessato, le dichiarazioni delle persone offese, l'esistenza di conti correnti fittizi e flussi finanziari ingenti sono elementi decisivi per dimostrare che un soggetto vive dei proventi illeciti
  • Le terze intestatarie possono contestare solo l'effettiva titolarità e la provenienza lecita dei beni; non sono legittimate a contestare la pericolosità del proposto, che resta onere esclusivo di quest'ultimo
  • In materia di misure di prevenzione la Corte di cassazione non ammette una nuova valutazione dei fatti o una semplice rivalutazione della motivazione: i ricorsi che si limitano a criticare la motivazione dei giudici di merito sono spesso dichiarati inammissibili, essendo ammesso il ricorso per violazione di legge
  • Per opporsi efficacemente a misure di prevenzione confisca/riconducibilità dei beni, il terzo deve provare con documenti e dati concreti la disponibilità autonoma e sufficiente di risorse lecite nel periodo degli acquisti (redditi, movimentazioni bancarie coerenti, rendicontazione delle liquidazioni aziendali, successioni documentate)

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