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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39680/2023 del 29/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale e della decorrenza della revoca (fissata ex tunc). La difesa deduce violazione e errata applicazione dell'art. 47, comma 11, O.P. e carenza di motivazione, sostenendo che il Tribunale non avrebbe adeguatamente valutato la documentazione prodotta dalla difesa atta a ridimensionare la gravità dell'informativa dei Carabinieri del 24/11/2021 e idonea a escludere l'incompatibilità delle attività svolte dal ricorrente con la prosecuzione della misura alternativa o, quantomeno, a consentire il computo del periodo già svolto ai fini della determinazione della pena residua.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto corretta e congruente la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, richiamando il principio della Corte costituzionale (sent. n. 343/1987) secondo cui il giudice di sorveglianza dispone di ampia discrezionalità nel determinare la decorrenza della revoca, valutando durata delle limitazioni, comportamento soggettivo e oggettivo e utilità della misura alternativa. La Corte ha confermato che la revoca ex tunc è legittima quando il comportamento del condannato dimostra fin dall'inizio l'inesistenza di un'adesione al processo rieducativo; ha ritenuto che l'informativa del 24/11/2021 evidenziava violazioni tali da giustificare la revoca sin dall'inizio dell'esecuzione (20/08/2021) e che la documentazione difensiva non imponeva un esame analitico ai fini della prosecuzione dell'affidamento. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 47, comma 11, O.P.

    Riferito alla disciplina dell'affidamento in prova al servizio sociale e alla possibilità di revoca; la Corte rammenta che la materia è rimessa in larga misura alla discrezionalità del giudice di sorveglianza il quale deve motivare la decorrenza della revoca tenendo conto della gravità del comportamento e della condotta complessiva del beneficiario.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 343 del 1987

    Principio che riconosce al Tribunale di Sorveglianza ampio potere discrezionale nel determinare il residuo periodo di pena e la decorrenza della revoca, tenendo conto della durata delle limitazioni e del comportamento durante l'esperimento; non impone automatismi e richiede motivazione congrua.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (sez.1, pronunce citate)

    Costante orientamento che distingue la mera violazione formale dell'obbligo dalla violazione tale da rendere incompatibile la prosecuzione dell'affidamento; la revoca ex tunc è ammessa quando emerge che il comportamento del condannato ha reso vano il progetto rieducativo fin dall'origine; il giudice deve motivare logicamente la scelta discrezionale.

Massime di principio

  • Il Tribunale di Sorveglianza ha ampia discrezionalità nel valutare se revocare l'affidamento in prova e se disporne gli effetti ex tunc: tale scelta è valida se è adeguatamente motivata sulla base della condotta complessiva del condannato e dell'utilità della misura alternativa.
  • La revoca non dipende da una sola violazione formale: è necessario che le condotte contestate risultino incompatibili con la prosecuzione del percorso rieducativo e/o rivelino assenza di adesione al percorso fin dall'inizio.
  • La documentazione difensiva deve essere presa in considerazione, ma il Tribunale non è obbligato a un esame analitico di ogni elemento se questi non incidono direttamente sulla valutazione dell'idoneità della misura alternativa; l'onere della difesa è dimostrare che gli elementi nuovi scardinano l'apprezzamento discrezionale.
  • Quando si contesta la decorrenza della revoca, il rimedio più efficace è dimostrare insufficienza o contraddittorietà della motivazione del giudice di sorveglianza, o la mancata considerazione di elementi decisivi per la continuità dell'affidamento.
  • Ai fini della determinazione della pena residua il giudice deve valutare durata delle limitazioni subite, comportamento soggettivo e oggettivo e l'effettiva incidenza delle prescrizioni imposte durante l'affidamento.

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