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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15679/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza per presunte irregolarità nel sequestro e nella conservazione dei computer sequestrati (mancato sigillo, carenza nella catena di custodia), nonché per vizio nella valutazione della prova scientifica: contesta le conclusioni delle consulenze tecniche, sostiene che i frammenti di testo rinvenuti potrebbero derivare da "contaminazione" operata dagli inquirenti o dall'uso di una memoria esterna e rileva incongruenze rispetto ai dispositivi e normografi rinvenuti in casa

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero generiche e già affrontate dalla sentenza impugnata, che non risultino dimostrate irregolarità tali da rendere inutilizzabili i dati informatici e che la tesi della contaminazione non sia supportata da elementi concreti (il computer con i frammenti non sarebbe stato acceso dagli inquirenti). Ha escluso la necessità del confronto tra consulenti in sede d'appello. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3000 in favore della cassa delle ammende; precisa che la dichiarazione di inammissibilità preclude la rilevazione della prescrizione maturata nel corso del giudizio

Norme richiamate

  • legge n. 48/2008

    Ha recepito nella normativa italiana disposizioni della Convenzione di Budapest relative all'acquisizione e trattamento dei dati informatici; secondo la corte non comporta un regime di generale inutilizzabilità dei dati informatici per il solo mancato rispetto di procedure tecniche di conservazione

  • Convenzione di Budapest (2001)

    Fonte internazionale recepita dalla legge n. 48/2008; fornisce principi sull'acquisizione delle prove digitali che integrano il diritto interno ma non stabiliscono automaticamente l'inutilizzabilità della prova in caso di irregolarità procedurali

  • art. 177 cod. proc. pen.

    Richiama il regime tassativo delle nullità processuali: la mancata osservanza di procedure non rende automaticamente nullo il procedimento o le prove, salvo i casi tassativamente indicati

  • art. 191 cod. proc. pen.

    Regola l'inutilizzabilità dei dati raccolti in violazione di norme: la corte distingue tra inattendibilità ed inutilizzabilità, richiedendo concrete violazioni per escludere l'uso probatorio dei dati

Massime di principio

  • Irregolarità formali nella conservazione di dispositivi informatici (es. mancato sigillo) non determinano automaticamente l'inutilizzabilità delle prove: è necessario dimostrare la concreta possibilità di alterazione o contaminazione del dato
  • La nullità o inutilizzabilità delle prove informatiche segue i limiti tassativi previsti dal codice di procedura penale; la difesa deve indicare in modo specifico e motivato quali norme sarebbero state violate e in che modo ciò ha compromesso l'attendibilità del dato
  • Semplici affermazioni congetturali sulla 'manipolazione' dei dati da parte degli inquirenti, prive di elementi fattuali e temporali, sono insufficienti; la corte richiede prove o indizi precisi che rendano plausibile l'ipotesi di contaminazione
  • La richiesta di ulteriori accertamenti tecnici (confronti tra consulenti) può essere ritenuta superflua se il giudice valuta che gli elementi acquisiti siano già sufficienti e non contrastati da elementi nuovi e concreti
  • Per tutelare efficacemente la prova digitale in casi analoghi: curare la documentazione della catena di custodia, chiedere la redazione di verbali dettagliati al momento del sequestro, ottenere copie forensi con hash, richiedere sigilli e l'indicazione precisa di chi ha avuto accesso ai dispositivi e quando

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