Cassazione Penale, Sentenza n. 47217/2022 del 14/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione, in Cassazione, dell'ordinanza della Corte d'appello di Bari che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare iniziato il 5 luglio 2014. Il ricorrente contestava la valutazione di "colpa grave" ai sensi dell'art. 314 c.p.p., deducendo che: le dichiarazioni poste a base della sua responsabilità (testimonianze di Sideeq Nather Sardar e Mohammad) erano frammentarie, contraddittorie e riferite a momenti antecedenti all'omicidio cui non aveva partecipato; l'autopsia aveva mostrato che la morte era causata da una coltellata al cuore non riconducibile al Nasri; egli era stato armato solo di un pezzo di legno per difesa e nessuno lo aveva visto con un coltello; inoltre il ricorrente lamentava l'omessa valutazione di circostanze idonee ad escludere la sua responsabilità sin dal tempo di applicazione della misura cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato il principio per cui il giudice della riparazione valuta in modo autonomo se il detenuto abbia dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave, ma non può sovvertire fatti ritenuti provati dal giudice penale. Nel caso specifico la Corte territoriale aveva correttamente fatto riferimento all'accertamento di merito che aveva identificato il Nasri come partecipante, armato di bastone, alla violenta colluttazione tra afghani e curdi; l'assoluzione per l'omicidio non aveva rimosso la conferma della condanna per rissa. Pertanto è stato ritenuto che il comportamento del Nasri avesse creato la falsa apparenza della commissione dell'omicidio e costituisse condotta caratterizzata da grave colpa/macroscopica imprudenza ostativa al riconoscimento dell'indennizzo. Il ricorso è rigettato; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al rimborso delle spese in favore del Ministero, liquidate in euro 1.000.
Norme richiamate
Norma posta a fondamento della domanda di riparazione per ingiusta detenzione; interpretata nel senso che il giudice della riparazione deve accertare se la detenzione sia dipesa da dolo o da colpa grave del detenuto. La verifica è autonoma rispetto al giudizio penale ma vincolata ai fatti provati dal giudice di merito.
Giurisprudenza consolidata (Sez. U, n. 34559/2002 De Benedictis; Sez. 4, n. 3359/2016 La Fornara; Sez. 4, n. 12228/2017 Quaresima)
Principi affermati: il giudice della riparazione valuta autonomamente gli elementi per verificare la sussistenza di colpa grave (eclatante o macroscopica negligenza/imprudenza/violazione), ma non può ritenere provati fatti che il giudice di cognizione ha escluso. La motivazione del giudice della riparazione, se adeguata e congrua, è incensurabile in sede di legittimità.
Massime di principio
- Il giudice che decide sulla riparazione per ingiusta detenzione compie una valutazione autonoma circa la sussistenza di dolo o colpa grave del detenuto, ma non può sovvertire fatti accertati definitivamente nel processo penale.
- La mera assoluzione dall'illecito più grave (es. omicidio) non determina automaticamente il diritto all'indennizzo se persiste la prova di una condotta precedente (es. rissa, partecipazione violenta) che abbia creato la falsa apparenza di responsabilità penale.
- Costituiscono ostativi all'indennizzo comportamenti caratterizzati da eclatante o macroscopica negligenza, imprudenza o violazione di norme quando tali condotte siano causalmente rilevanti rispetto all'adozione o al mantenimento della misura cautelare.
- In casi simili è cruciale dimostrare, fin dall'origine, la non pertinenza della condotta del ricorrente alla percezione di colpevolezza (alibi credibile, testimonianze affidabili, elementi forensi che escludono nessi causali) per rendere più probabile il riconoscimento della riparazione.
- Il ricorso per Cassazione contro decisioni di riparazione è difficile se la motivazione di merito ha spiegazioni logiche e si attiene ai fatti posti a fondamento dalla sentenza penale.
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