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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19211/2024 del 15/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il difensore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva ripristinato la custodia cautelare in carcere, deducendo violazione di legge e carenza/illogicità della motivazione ai sensi dell'art. 275 c.p.p. Sosteneva che il Tribunale non aveva considerato la circostanza favorevole della piena osservanza, da parte dell'indagato, delle prescrizioni degli arresti domiciliari in altro procedimento (indicativa di capacità di autocontrollo) e che il domicilio era invece idoneo, essendo in altro procedimento stati concessi gli arresti domiciliari.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il controllo di legittimità sia limitato alla verifica dei vizi argomentativi che incidono sui requisiti minimi di esistenza e logicità della motivazione e non alla rinnovata valutazione del merito. Ha giudicato la motivazione del Tribunale adeguata: il giudice del riesame aveva descritto la condotta come sistematica e professionale, rilevando un 'curriculum' di diciotto provvedimenti a carico dell'indagato, la reiterazione dei fatti anche dopo provvedimenti favorevoli e benefici di legge e l'assenza di elementi concreti che permettessero di affidarsi a misure meno afflittive. Ha inoltre rilevato la mancanza di domicilio certo. Per tali ragioni la custodia cautelare in carcere è stata ritenuta proporzionata e motivata ai sensi dell'art. 274, comma 1, lett. c) c.p.p. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Richiamata dalla difesa come parametro di censura sulla motivazione; la Corte ricorda che la questione di legittimità valuta la logicità della motivazione e non il merito delle valutazioni cautelari.

  • art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla Corte per giustificare la valutazione della personalità e pericolosità dell'indagato anche sulla base dei precedenti e di comportamenti concreti; il Tribunale ha applicato tale criterio per ritenere necessaria la custodia in carcere.

  • art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione agli adempimenti di cancelleria a seguito della pronuncia.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione in materia 'de libertate' non riesamina il merito delle valutazioni cautelari: controlla solo la sussistenza e la logicità minima della motivazione nel provvedimento impugnato.
  • La grave reiterazione di comportamenti delittuosi, la 'sistematica' nella commissione dei reati e la presenza di numerosi precedenti possono giustificare la custodia cautelare anche se l'indagato ha osservato misure cautelari in altro procedimento.
  • La commissione di reati dopo la concessione di benefici o provvedimenti favorevoli riduce il peso probatorio della mera osservanza di prescrizioni passate ai fini di misurare l'affidabilità dell'indagato.
  • La mancanza di un domicilio certo è un elemento che può legittimare il rifiuto di misure meno afflittive; occorre documentare concretamente la stabile collocazione domiciliare per opporsi efficacemente alla custodia.
  • Per impugnare con successo un provvedimento cautelare in sede di legittimità è necessario dimostrare vizi argomentativi rilevanti nella motivazione (contraddittorietà, genericità, incompletezza), non soltanto proporre una diversa valutazione dei fatti.
  • Nel valutare la congruità della misura cautelare il giudice può fondarsi su precedenti penali e su comportamenti extraprocessuali significativi, senza necessità che questi ultimi siano atti processuali formali.

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