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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10987/2024 del 23/04/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha accolto il terzo e il quarto motivo di ricorso, dichiarando assorbiti gli altri. Ha cassato la sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, ha deciso nel merito dichiarando inammissibile il ricorso originario della contribuente contro l'estratto di ruolo. Ha inoltre compensato le spese dell'intero giudizio, tenendo conto dello ius superveniens e del recente orientamento delle Sezioni Unite.

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (agente della riscossione)

La controversia

La controversia nasce dall'impugnazione, da parte di una contribuente, dell'estratto di ruolo relativo a diverse cartelle di pagamento riferite a vari tributi, asseritamente mai notificate. In primo grado il ricorso era stato accolto; in appello la decisione era stata solo parzialmente riformata, limitatamente alle cartelle risultate regolarmente notificate dall'agente della riscossione. L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha quindi proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi: 1) sopravvenuta cessazione parziale della materia del contendere per effetto della normativa sullo stralcio automatico dei debiti di importo residuo fino a 1.000 euro; 2) omessa pronuncia sull'eccezione di inammissibilità dell'azione di accertamento negativo dei crediti tributari in assenza di un atto di riscossione effettivamente esercitato; 3) violazione dell'art. 112 c.p.c. per avere la CTR deciso sulla prescrizione del potere di riscossione, mentre la contribuente aveva dedotto soltanto decadenze; 4) omesso rilievo dell'inammissibilità del ricorso originario per impugnazione dell'estratto di ruolo; 5) omesso rilievo della tardività del ricorso originario. La Corte, esaminando prioritariamente terzo e quarto motivo, ha ritenuto applicabile lo ius superveniens introdotto dall'art. 3-bis del d.l. n. 146/2021, che ha reso l'estratto di ruolo non impugnabile salvo tassative eccezioni non ricorrenti nel caso concreto. Ha quindi valorizzato il principio secondo cui l'impugnazione dell'estratto di ruolo, fuori dalle ipotesi eccezionali previste dalla legge, integra una domanda di accertamento negativo improponibile nel processo tributario, con conseguente difetto di interesse ad agire. I restanti motivi sono stati assorbiti.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel processo tributario l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è proponibile come azione autonoma di accertamento negativo, perché il rito tributario è strutturalmente impugnatorio e richiede la presenza di un atto impositivo o di riscossione impugnabile.
  • Dopo l'intervento dell'art. 3-bis del d.l. n. 146/2021, l'estratto di ruolo è in linea generale non impugnabile; la diretta impugnazione del ruolo o della cartella invalidamente notificata è ammessa solo nei casi tassativi di pregiudizio espressamente indicati dalla norma.
  • L'invalidità o l'omissione della notifica dell'atto di riscossione, di per sé sola, non basta a fondare l'azione immediata: occorre un concreto interesse ad agire, collegato a un pregiudizio attuale e tipizzato o alla necessità di interrompere una sequenza procedimentale già avviata.
  • Quando non ricorrono i presupposti eccezionali di legge, la contestazione della mancata notifica della cartella deve essere proposta con l'atto successivo ritualmente notificato, secondo la tutela differita prevista dall'art. 19, comma 3, d.lgs. n. 546/1992.
  • La decisione può essere definita sulla questione più agevole e dirimente, anche se logicamente subordinata, in applicazione del principio della ragione più liquida.
  • Se non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Cassazione può cassare la sentenza impugnata e decidere nel merito, dichiarando l'inammissibilità del ricorso originario.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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