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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8285/2022 del 09/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva respinto la richiesta di restituzione/annullamento del sequestro probatorio (decreto del 24 marzo 2021) relativo a documentazione e supporti informatici rinvenuti nell'abitazione dell'indagato. Il ricorrente deduce: 1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla pertinenzialità dei beni sequestrati, lamentando che molti documenti e dispositivi non erano connessi ai reati contestati e risultavano riferibili alla moglie o a terzi; 2) nullità del decreto per mancata specifica motivazione sulle esigenze probatorie, perché il Tribunale avrebbe ritenuto apoditticamente esistenti tali esigenze senza adeguata specificazione; 3) violazione del principio di proporzionalità e difetto di motivazione relativamente all'acquisizione/limitazione dei supporti informatici, contestando l'ampiezza del sequestro rispetto alle esigenze investigative.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, per parte per genericità e per parte perché formulato con motivi non consentiti. Ha ritenuto che il ricorrente non avesse specificato il materiale di cui si doleva e non si fosse confrontato con le motivazioni del Tribunale (che aveva osservato, fra l'altro, che l'indagato non è legittimato a dolersi del sequestro di beni asseritamente di proprietà della moglie). La Corte ha inoltre ritenuto adeguata la motivazione del Tribunale in ordine alla possibile pertinenzialità dei supporti informatici e della documentazione contabile, considerata la modalità dell'indagine (dirottamento incassi su conti esteri, falsificazione pratiche, uso di strumenti informatici). Sul punto della proporzionalità è stato affermato che è ammissibile il sequestro esteso di intere categorie di beni per materiale informatico, purché non meramente esplorativo e che sia possibile poi procedere alla selezione delle cose pertinenti; la necessità di un sequestro esteso deve essere motivata in relazione al tipo di reato, al ruolo dell'intestatario dei beni e alla difficoltà di individuare ex ante l'oggetto. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende. Sentenza della Corte di Cassazione, sez. pen., 13 gennaio 2022.

Norme richiamate

  • art. 253 c.p.p.

    L'art. 253 cod. proc. pen. impone all'autorità giudiziaria un onere motivazionale specifico e ancorato alla fattispecie circa la pertinenzialità delle cose sequestrate e le esigenze probatorie; la Corte qui richiama tale principio ma ritiene che il Tribunale abbia fornito motivazione adeguata in senso concreto

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione, Sez. 2, sent. n. 39187/2021

    Affermata la necessità che il decreto di sequestro indichi il nesso di derivazione e pertinenza; tuttavia la Cassazione segnala orientamenti secondo cui è sufficiente la possibilità configurabile di un rapporto di pertinenzialità per legittimare il sequestro in prima fase

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione, Sez. 6, sent. n. 34265/2020

    Consente l'acquisizione estesa di intere categorie di beni informatici con successiva selezione delle singole 'res' utili all'accertamento, purché il sequestro non sia meramente esplorativo e sia motivato in relazione al tipo di reato, al ruolo del titolare dei beni e alla difficoltà di individuare ex ante l'oggetto

Massime di principio

  • Un'impugnazione del sequestro probatorio deve indicare con precisione il materiale contestato: censure generiche sulla motivazione sono spesso inammissibili
  • Il ricorrente non può lamentarsi dell'avvenuto sequestro di beni formalmente intestati a terzi (es. coniuge) se non dimostra la sua titolarità o un interesse concreto alla restituzione
  • Per i supporti informatici è ammessa la misura estesa (acquisizione indiscriminata di categorie di beni) se giustificata dal tipo di reato e dalla difficoltà di identificare ex ante i file pertinenti; dopo l'acquisizione va operata una selezione mirata per rispettare il principio di proporzionalità
  • La Corte richiede che l'autorità che dispone il sequestro fornisca una motivazione ancorata alla fattispecie concreta sulle esigenze probatorie e sul nesso di pertinenzialità, ma una plausibile possibilità di pertinenzialità può essere sufficiente nella fase iniziale delle indagini
  • Impostare il ricorso limitandosi a ripetere censure già espresse senza confrontarsi con le motivazioni del giudice di merito espone al vizio di genericità e all'inammissibilità

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