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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46838/2024 del 19/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'appello volto a sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari e che aveva aggravato la misura cautelare domiciliare in carcere per tre condotte di evasione. Il ricorrente ha contestato la gravità indiziaria rispetto al delitto di estorsione, ha prospettato la possibile riqualificazione del fatto in violenza privata (art. 610 cod. pen.), ha sostenuto l'insussistenza del pericolo di fuga al momento del fermo, ha qualificato come "deludenti" le dichiarazioni delle persone offese (sostenendo che si tratterebbe di mero tentativo o di prestito) e ha lamentato che i carabinieri che hanno redatto le comunicazioni relative alle evasioni non erano stati sentiti dal giudice. Inoltre ha contestato la ritenuta esclusione della lieve entità delle condotte di evasione che ha legittimato l'aggravamento cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità: l'atto di impugnazione è risultato disordinato, confuso e non ha esercitato una critica argomentata e riconducibile ai vizi di legittimità di cui all'art. 606 cod. proc. pen. La Corte ha richiamato il consolidato orientamento che esige motivazioni ordinate e censure focalizzate. In ogni caso il Collegio ha ritenuto congrua la valutazione del Tribunale del riesame sull'aggravamento cautelare, valorizzando la reiterazione e le modalità delle evasioni (tre allontanamenti in un mese, per ore, anche di notte, spostamenti in altro comune e simulazione di uscite per emergenze sanitarie inesistenti) e confermando che tali fattispecie non possono essere considerate di lieve entità. Conseguenze: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.; ordine al direttore dell'istituto penitenziario di adempiere agli obblighi previsti dall'art. 94, comma 1-bis disp. att. cod. proc. pen.; rinvio degli atti alla cancelleria per gli adempimenti.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso che presenti motivi esposti in modo disordinato, generico o inconcludente: il gravame deve essere ricondotto ai vizi di legittimità dell'art. 606 cod. proc. pen. con argomentazione chiara e strutturata
  • Nel valutare la gravità indiziaria o la riqualificazione del reato il ricorrente deve fornire argomentazioni precise e documentate: mere valutazioni alternative dei fatti o ricostruzioni sommari non sono idonee in cassazione
  • Le reiterate evasioni dagli arresti domiciliari, soprattutto se avvenute per ore, di notte, in altro comune o con simulazioni (es. uscite per emergenze inesistenti), possono integrare condotte non di lieve entità e giustificare l'aggravamento della misura cautelare ai sensi dell'art. 276 cod. proc. pen.
  • Quando la trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari non è di lieve entità il giudice deve revocare la misura domiciliare e sostituirla con la custodia in carcere, senza essere obbligato a valutare preventivamente misure alternative quali il controllo elettronico
  • Gli impugnatore è esposto al rischio di condanne pecuniarie (Cassa delle ammende) se il ricorso risulta manifestamente infondato o redatto con profili di colpa che determinano l'inammissibilità

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