Cassazione Penale, Sentenza n. 30781/2022 del 08/08/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva confermato l'accoglimento del reclamo del detenuto Santapaola, il quale chiedeva: 1) l'inserimento nel "modello 72" di prodotti alimentari disponibili per i detenuti non sottoposti al regime differenziato; 2) la rimozione delle fasce orarie imposte per la cottura dei cibi. Il ricorso di cassazione denunciava inosservanza/erronea applicazione delle norme penitenziarie e vizio di motivazione, sostenendo l'insussistenza dei presupposti per il reclamo giurisdizionale e la legittimità delle scelte organizzative dell'Amministrazione (orari di cottura e limitazioni al sopravvitto) nella ponderazione tra esigenze di sicurezza e diritti del detenuto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha confermato che il reclamo giurisdizionale ex artt. 35-bis e 69 ord. pen. è esperibile quando si tratti di diritti soggettivi effettivi e di grave pregiudizio, ma che il sindacato del giudice è limitato ai profili di legittimità, ragionevolezza e proporzionalità (non al merito gestionale). Sulla questione delle fasce orarie per la cottura, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza impugnata limitatamente a tale profilo, ritenendo legittima in astratto la previsione di fasce orarie purché la limitazione sia uniforme per tutti i detenuti e non applicata solo ai soggetti 41-bis (altrimenti potrebbe configurare una ingiustificata e vessatoria differenziazione). Quanto alla lista dei generi alimentari acquistabili al sopravvitto, la Corte ha respinto il ricorso e confermato il giudizio del Tribunale: le esclusioni non erano giustificate, i prodotti non erano beni di lusso e le limitazioni generali risultavano sproporzionate e non funzionali alle finalità del 41-bis; eventuali esigenze di sicurezza potevano essere trattate con misure individuali o con l'applicazione delle ordinarie regole.
Norme richiamate
Istituisce il rimedio giurisdizionale esperibile davanti al magistrato di sorveglianza contro atti dell'Amministrazione penitenziaria che incidano su posizioni qualificabili come diritto; la Corte ricorda che il rimedio richiede l'esistenza di un diritto soggettivo e di un grave pregiudizio
art. 69, comma 6, lett. b), Ord. pen.
Definisce la tutela giurisdizionale per le posizioni che l'articolo qualifica come "diritto"; la Corte utilizza questa qualificazione per delimitare l'accesso al reclamo giurisdizionale
Disciplina il regime differenziato per detenuti riconosciuti particolarmente pericolosi; la Corte sottolinea che il regime può legittimamente prevedere ulteriori limitazioni, ma queste non devono essere meramente afflittive o ingiustificate rispetto alle finalità del 41-bis
art. 36, lett. b), d.P.R. n. 230/2000
"il regolamento interno disciplina gli orari relativi all'organizzazione della vita quotidiana della popolazione detenuta o internata"
Attribuisce all'Amministrazione penitenziaria la potestà di disciplinare orari e l'organizzazione della vita carceraria; la Corte riconosce tale discrezionalità ma la vincola ai principi di ragionevolezza e proporzionalità
art. 13, comma 4, d.P.R. n. 230/2000
Richiamato rispetto alla possibilità di riscaldare liquidi e preparare cibi semplici; la Corte lo considera nel bilanciamento tra esigenze trattamentali e di ordine
Prevede limiti alla ricezione, acquisto e possesso di oggetti e generi alimentari per tutti i detenuti; la Corte osserva che esistono già limiti ordinari utili a prevenire acquisizioni anomale
Strumento richiamato quale mezzo adeguato per affrontare specifiche forme di pericolosità violenta o comportamenti che minaccino la sicurezza interna, piuttosto che ricorrere a divieti generali sul sopravvitto
Corte costituzionale, sent. n. 186/2018
Ha ritenuto che il divieto assoluto di cuocere cibi per i 41-bis fosse una limitazione ingiustificata e contraria al senso di umanità della pena; la Corte di Cassazione la utilizza come principio interpretativo per evitare misure afflittive ingiustificate
Corte costituzionale, sent. n. 97/2020
Richiamata per consolidare il principio che l'esclusione generalizzata di beni di pregio va giustificata e che la misura non deve produrre condizioni di ulteriore afflittività non pertinenti alle finalità della disciplina speciale
Massime di principio
- Il reclamo giurisdizionale ex art. 35-bis e art. 69 è accessibile quando viene in considerazione una posizione qualificabile come diritto e vi sia un attuale e grave pregiudizio; il sindacato giudiziale riguarda legittimità, ragionevolezza e proporzionalità, non il merito gestionale dell'Amministrazione.
- Le regolamentazioni organizzative dell'Amministrazione penitenziaria (es. orari per la cottura) rientrano nella discrezionalità amministrativa ai sensi del d.P.R. 230/2000, purché adottate con modalità non manifestamente irragionevoli e non sostanzialmente inibenti la fruizione del diritto.
- Una restrizione come il divieto di cottura in determinate fasce orarie è legittima se applicata in modo uniforme a tutta la popolazione detenuta; se la limitazione è riservata solo ai detenuti 41-bis può configurare una ingiustificata e vessatoria differenziazione.
- Le limitazioni ai generi acquistabili al sopravvitto devono essere proporzionate e giustificate: non è sufficiente un divieto generale se i prodotti non sono beni di lusso né idonei a creare posizioni di potere; la prova del rischio concreto è necessaria.
- Questioni di sicurezza legate a materiali o imballaggi dovrebbero essere affrontate con regole di sicurezza ordinarie o misure individuali (es. art. 14-bis), non con divieti generalizzati che eccedono le finalità del 41-bis.
- In situazioni analoghe, l'Amministrazione dovrebbe documentare la ragionevolezza e l'uniformità delle scelte regolamentari (perché ricorsi e sindacato giurisdizionale si concentrano su adeguata motivazione, proporzionalità e non discriminazione).
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