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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38846/2022 del 14/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva ai sensi dell'art. 671 c.p.p. tra due condanne: (1) sentenza del GUP del Tribunale di Bari del 4/11/2016 per partecipazione a consorteria dedita allo spaccio e undici episodi di cessione di stupefacenti commessi nel 2011; (2) sentenza della Corte d'appello di Bari del 5/10/2018 per detenzione ai fini di spaccio commessa il 27/11/2009. Ha sostenuto che si tratta di reati omogenei, avvenuti in ambito contiguo spazio-temporale e riconducibili a un medesimo disegno criminoso, richiedendo che le due condanne siano riunite in esecuzione.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che mancassero elementi concreti indicativi di una preventiva programmazione unitaria dei reati: il lasso temporale (2009 vs 2011) e l'arresto intervenuto interrompono, in mancanza di elementi di segno contrario, l'ipotesi di un unico disegno criminoso. La decisione del giudice dell'esecuzione è stata giudicata correttamente motivata e ancorata a fatti specifici non superati dal ricorrente. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Disciplina la continuazione in sede esecutiva: il riconoscimento richiede la verifica di indicatori concreti (omogeneità dei reati e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, programmabilità dei reati). La sola analogia formale non è sufficiente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso; applicata qui per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese.

  • Giurisprudenza citata (Sez. U, n. 28659/2017 Gargiulo; Sez.1, n. 44988/2018; altre)

    Le Sezioni Unite e la giurisprudenza consolidata richiedono, anche in sede esecutiva, una verifica approfondita degli elementi sintomatici della continuazione; il consistente lasso di tempo tra i fatti e i periodi di detenzione possono giustificare l'esclusione della continuazione se non sussistono prove che i reati successivi fossero programmati già al momento del primo.

Massime di principio

  • La continuazione in sede esecutiva richiede più della somiglianza formale dei reati: bisogna dimostrare indicatori concreti di un disegno criminoso unitario (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, programmabilità, modalità concordanti).
  • Un significativo intervallo temporale tra i reati e/o periodi di detenzione intervenuti sono elementi che possono legittimamente indurre il giudice a escludere la continuazione, salvo elementi probatori contrari che dimostrino la persistenza del disegno criminoso.
  • La mera deduzione generica della sussistenza di un medesimo disegno criminoso, senza allegazione o prova di circostanze specifiche, difficilmente è idonea a vincere la valutazione negativa del giudice dell'esecuzione.
  • Il ricorrente ha interesse solo ad allegare elementi sintomatici della continuità; non è un onere probatorio formale, ma l'assenza di tali elementi, unita a fatti non contestati (date degli episodi, arresti), può ancorare legittimamente il rigetto.
  • In casi simili è utile documentare fatti concreti che colleghino temporalmente e funzionalmente le condotte (comunicazioni, ruoli nella consorteria, pianificazioni, prove di operatività continuativa) per superare la presunzione negativa derivante da gap temporali o da arresti.

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