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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19825/2022 del 19/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per il reato di calunnia in danno dell'avv. Alessandro Ghetti; il ricorrente deduceva: 1) uso illegittimo, ai fini probatori, di una sentenza penale emessa in altro procedimento e non irrevocabile al momento dell'acquisizione e di una "relazione" proveniente da un giudizio civile; 2) omissione della rinnovazione dell'istruzione (mancata assunzione della testimonianza del legale che avrebbe consigliato la denuncia) ai sensi degli artt. 507 e 603 c.p.p.; 3) vizio di motivazione nel diniego delle attenuanti generiche, per non aver tenuto conto di una presunta lettera di scuse e del percorso di risocializzazione dell'imputato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Motivazione sintetica: il primo motivo è infondato perché la sentenza penale citata è divenuta irrevocabile durante il giudizio di appello e quindi poteva essere utilizzata nei limiti dell'art. 238-bis c.p.p.; la "relazione" civile non è stata adeguatamente indicata dal ricorrente né il suo contenuto chiarito, per cui la censura è generica e non rilevante. Quanto alla rinnovazione istruttoria richiesta, il giudice d'appello ha motivato dettagliatamente l'inutilità della prova richiesta e la Corte di cassazione ha ritenuto la valutazione del merito non censurabile in sede di legittimità. Sull'attenuante generica la decisione d'appello contiene motivazione ampia e circostanziata; la lettera di scuse invocata dal ricorrente non è dimostrata né il suo contenuto specificato. Per effetto dell'inammissibilità del ricorso, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare una somma di Euro 3.000 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 238-bis c.p.p.

    Consente l'utilizzo, nei limiti ivi previsti, di sentenze penali divenute irrevocabili pro capite; la Corte ha ritenuto utilizzabile la sentenza penale proveniente da altro procedimento perché divenuta irrevocabile in pendenza del giudizio d'appello

  • art. 238, comma 2 c.p.p.

    Disciplina l'assunzione dei "verbali di prova dichiarativa" e l'utilizzo di atti provenienti da altri procedimenti; la Corte ha individuato tale disciplina come riferimento per la "relazione" di provenienza civile

  • art. 603, comma 1 c.p.p.

    Stabilisce l'obbligo di rinnovare l'istruttoria in appello solo se il giudice ritiene di non poter decidere allo stato degli atti; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito abbia motivato l'inutilità della prova richiesta e che tale valutazione sia insindacabile in Cassazione se adeguatamente motivata

  • art. 507 c.p.p.

    Norma processuale richiamata dal ricorrente in relazione all'assunzione di mezzi di prova e alla rinnovazione dell'istruttoria; la Corte ha valutato complessivamente che non ricorressero i presupposti per la rinnovazione

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede la condanna alle spese processuali e l'obbligo di versamento di una somma alla cassa delle ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile; applicata dalla Corte per condannare il ricorrente a Euro 3.000

Massime di principio

  • Una sentenza penale divenuta irrevocabile anche successivamente all'acquisizione negli atti può essere utilizzata in un diverso procedimento nei limiti previsti dall'ordinamento (art. 238-bis c.p.p.); è importante verificare lo stato di irrevocabilità al momento della decisione
  • Documenti o "relazioni" provenienti da procedimenti civili possono essere utilizzati come mezzi di prova solo se il contenuto e la natura giuridica dell'atto sono chiaramente indicati: la generica indicazione dell'esistenza di un atto non è sufficiente a fondare una censura
  • Il giudice d'appello non è automaticamente obbligato a rinnovare l'istruzione: la rinnovazione è dovuta solo se, allo stato degli atti, il giudice non è in grado di decidere; la parte che chiede la rinnovazione deve spiegare concretamente la decisività della prova proposta
  • Le valutazioni del giudice di merito circa l'inutilità o l'inidoneità di una prova richiesta sono in genere insindacabili in Cassazione se adeguatamente motivate
  • Per ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche è necessario fornire elementi concreti e dimostrabili (es. esistenza e contenuto di una lettera di scuse); affermazioni mere e generiche non sono idonee a contrastare una motivazione dettagliata del giudice
  • In caso di ricorso manifestamente privo di fondamento la Cassazione può dichiararne l'inammissibilità e condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a una somma alla cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.), perciò è consigliabile valutare con attenzione la fondatezza del gravame prima di proporlo
  • Nelle impugnazioni è essenziale indicare con precisione gli elementi di prova contestati (contenuto degli atti, punti di contrasto probatorio) e spiegare perché l'assenza di una prova richiesta sarebbe decisiva per il ragionevole dubbio

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