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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35366/2024 del 20/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Pizzitola ha impugnato la sentenza di condanna per il reato di peculato (art. 314 c.p.), sostenendo che la sua condotta fosse da ricondurre all'appropriazione indebita per due profili: 1) l'attività di riscossione dei contrassegni posta in essere da Poste Italiane S.p.A. sarebbe di natura privatistica, assimilabile all'attività bancario-finanziaria; 2) le mansioni svolte dal ricorrente sarebbero meramente esecutive, tali da escludere la qualifica di incaricato di pubblico servizio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la consegna dei pacchi in contrassegno rientra nel servizio postale universale con natura pubblicistica e che Poste Italiane S.p.A. esercita tale servizio anche se organizzata in forma societaria. Ha ritenuto che, alla luce delle mansioni concretamente svolte dal Pizzitola (ricezione degli importi dai portalettere, registrazione sul registro informatico e successiva corresponsione ai mittenti), egli avesse la disponibilità del denaro per ragione del servizio, configurando così il delitto di peculato e non l'appropriazione indebita. La falsificazione dei registri è stata qualificata come mezzo per occultare l'appropriazione, non come elemento che muta la natura del reato. Di conseguenza il ricorso è stato dichiarato infondato e la condanna (in appello ridotta a due anni e due mesi di reclusione) è stata confermata nella qualificazione e nella rilevanza penale.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Norma che punisce il peculato: la Corte ha ritenuto integrato il reato poiché il dipendente pubblico/incaricato di pubblico servizio aveva la disponibilità del denaro per ragione del suo ufficio e se ne è appropriato.

  • art. 358 cod. pen.

    Definizione di incaricato di pubblico servizio: la giurisprudenza e la Corte hanno ritenuto ricomprese in tale figura le persone addette ai servizi postali, con applicazione a Poste Italiane S.p.A.

  • Direttiva 97/67/CE (e direttive successive 2002/39/CE, 2008/6/CE)

    Definisce i contenuti del servizio postale universale a livello UE; usata per dimostrare la natura pubblicistica del servizio postale universale e la sua regolazione a livello comunitario.

  • d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261

    Testo di riferimento per la disciplina del servizio postale in Italia; individua il servizio postale universale, ne stabilisce le finalità, le modalità di finanziamento e l'individuazione di Poste Italiane S.p.A. come fornitore del servizio universale (fino al 30/04/2026), elementi utili a qualificare come pubblicistica l'attività contestata.

  • d.lgs. 31 marzo 2011, n. 58

    Intervento di recepimento di direttive europee che ha contribuito alla regolazione del settore postale citata nella motivazione per ricostruire il quadro normativo nazionale.

  • legge 11/08/2017, n. 124 (art. 1, comma 57)

    Ha ridimensionato alcune esclusive di Poste Italiane (es. notifiche degli atti giudiziari) ma non ha eliminato la natura pubblicistica del servizio universale nella disciplina complessiva rilevante per il caso.

  • art. 13 d.lgs. n. 261/1999

    Disposizioni sulle tariffe del servizio universale e sul controllo pubblico delle medesime; elemento che contribuisce a evidenziare la natura pubblicistica del servizio.

  • art. 7 d.lgs. n. 261/1999

    Prevede l'obbligo di separazione contabile a carico del fornitore del servizio universale; citato come indice della disciplina pubblicistica applicabile.

  • art. 61, n. 9 cod. pen.

    Richiamato per distinguere peculato e truffa aggravata: il peculato ricorre quando l'agente ha già la disponibilità della cosa per ragione del servizio; la truffa quando si procura fraudolentemente il possesso.

Massime di principio

  • La qualità pubblicistica del servizio postale universale persiste anche se il prestatore è una società per azioni (Poste Italiane S.p.A.); ciò può far rientrare i dipendenti nella categoria degli incaricati di pubblico servizio.
  • Quando un soggetto ha la disponibilità o il possesso del denaro per ragione del servizio, l'appropriazione di tale denaro configura il peculato e non l'appropriazione indebita o la truffa; le falsificazioni documentali poste in essere per occultare l'appropriazione costituiscono mezzi secondari e non mutano la qualificazione giuridica del fatto.
  • La distinzione tra mansioni meramente esecutive e mansioni con elementi di autonomia/discrezionalità è cruciale per la qualificazione dell'agente come incaricato di pubblico servizio: compiti che implichino registrazione, presa in carico formale di somme e decisioni operative superano generalmente la soglia dell'esecutività.
  • Ai fini probatori, occorre dimostrare la concreta disponibilità delle somme per ragione del servizio e il nesso tra tale disponibilità e l'appropriazione: la mera relazione gerarchica o l'esecuzione materiale di operazioni non è sempre sufficiente a escludere la qualificazione pubblicistica.
  • In contesti similari, la presenza di una disciplina normativa pubblicistica (regolamentazione delle tariffe, finanziamento pubblico, obblighi contabili, individuazione del fornitore del servizio universale) è un indicatore affidabile della natura pubblica del servizio e rileva nella qualificazione giuridica dei comportamenti illeciti connessi.

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