Cassazione Penale, Sentenza n. 29714/2026 del 05/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (condannato)
La controversia
Il condannato aveva chiesto l'applicazione di misure alternative alla detenzione. Il Tribunale di sorveglianza aveva respinto l'istanza ritenendo che il richiedente fosse irreperibile. Con il ricorso per cassazione, tramite difensore, si deduceva violazione degli artt. 47, comma 2, e 72 dell'ordinamento penitenziario, sostenendo che l'asserita irreperibilità era smentita dagli atti: il condannato era comparso all'udienza del 18 febbraio 2026, fatto incompatibile con la dichiarata irreperibilità; inoltre, veniva riferito che non era mai stato ricercato dall'UEPE presso il domicilio indicato e che la sua presenza in udienza dimostrava la disponibilità a partecipare al procedimento e a rendersi reperibile.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il ricorso nei limiti indicati. Ha rilevato che l'ordinanza impugnata si fondava su un'affermazione meramente assertiva di irreperibilità presso un ultimo domicilio non specificato e sull'esito negativo dei tentativi dell'UEPE, senza confrontarsi con la presenza del condannato all'udienza del 18 febbraio 2026, circostanza incompatibile con l'irreperibilità. Per tali contraddizioni e incertezze, ha annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Catania per nuovo esame.
Norme richiamate
Norma richiamata dalla difesa a sostegno dell'istanza di misure alternative; la Corte non ne sviluppa il contenuto, ma rileva che il vizio dedotto attiene alla motivazione sull'asserita irreperibilità del condannato.
Norma richiamata dalla difesa insieme all'art. 47 ord. pen.; nel provvedimento non è oggetto di autonoma interpretazione, ma solo di censura per violazione in relazione alla valutazione della reperibilità del richiedente.
Massime di principio
- In materia di misure alternative alla detenzione, il giudice di sorveglianza non può fondare il rigetto o l'inammissibilità dell'istanza su una generica e assertiva affermazione di irreperibilità del condannato, ma deve confrontarsi con gli elementi processuali concretamente acquisiti.
- La motivazione del provvedimento è viziata quando omette di valutare circostanze incompatibili con la pretesa irreperibilità, come la comparizione del condannato all'udienza o altri atti che ne attestino la partecipazione al procedimento.
- Quando la motivazione del diniego presenti contraddizioni interne o sia basata su dati non specificati e non verificati, l'ordinanza deve essere annullata con rinvio per nuovo esame.
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