Cassazione Penale, Sentenza n. 33590/2023 del 01/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Messina che ha rigettato il riesame del decreto del G.i.p. di Barcellona P.G. che aveva disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di €10.236,60 ritenuti profitto di truffa. Deduce: (i) violazione di legge e vizio di motivazione sul fumus commissi delicti, sostenendo l'assenza di elementi concreti che colleghino Caliri al sistema illecito e che la documentazione (visura camerale della ditta Scolaro, note ispettori INPS, relazione Guardia di Finanza, fascicolo INPS, estratto previdenziale, rapporti con Trapani ecc.) non sia stata adeguatamente valutata; (ii) violazione di legge e vizio di motivazione sul requisito del periculum in mora, contestando la misura del profitto che, a suo dire, ammonterebbe in realtà a soli €151 e non giustificherebbe il sequestro cautelativo.
La decisione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché i motivi sollevati consistono in una rivalutazione di fatti e della motivazione del giudice di merito (profili valutativi non consentiti in sede di legittimità). La Corte ricorda che il ricorso per cassazione contro le ordinanze di riesame in materia di sequestro è ammesso soltanto per violazione di legge o per vizi della motivazione così gravi da renderla del tutto priva dei requisiti minimi di coerenza e ragionevolezza. I rilievi della ricorrente attengono a valutazioni di merito sul fumus e sul periculum (quantificazione del profitto) e non evidenziano vizi giuridici o una motivazione radicalmente carente; pertanto il ricorso è inammissibile. Conseguentemente la ricorrente è condannata alle spese processuali e al pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di €3.000, con riferimento all'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Citato nella ricostruzione dell'evoluzione giurisprudenziale riguardo ai requisiti per il sequestro e il riesame; la Corte sottolinea che i profili relativi al fumus e al periculum devono essere dedotti con vizi di diritto e non con semplice rinnovata valutazione dei fatti
Applicato per la condanna alle spese del procedimento e per l'irrogazione della somma in favore della Cassa delle ammende a carico del ricorrente in caso di inammissibilità
Giurisprudenza (Sez. U, Sent. n. 25932/2008 e altri richiami)
Richiamata per precisare il perimetro del sindacato di legittimità sulle ordinanze di riesame: la cassazione può intervenire per error in judicando/procedendo o per vizi della motivazione tanto gravi da renderla inintelligibile
Massime di principio
- Il ricorso in Cassazione contro ordinanze di riesame su misure cautelari prudenzialmente ammette solo questioni di diritto: non è luogo per rinnovare la valutazione delle prove o proporre una diversa lettura dei fatti
- Per contestare efficacemente un sequestro preventivo in sede di legittimità occorre dedurre vizi normativi o motivazionali 'radicali' (apparato argomentativo mancante o privo dei minimi requisiti di coerenza e ragionevolezza), non semplici contrapposizioni valutative
- Se si contesta la quantificazione del profitto (nexus tra bene sequestrato e illecito), è necessario dimostrare un errore di diritto nel metodo di calcolo o nella qualificazione giuridica del bene, non soltanto proporre un conteggio alternativo
- Prima del ricorso in Cassazione, conviene curare in modo esaustivo gli atti e le memorie in sede di riesame/giudice di merito, perché la ricostruzione fattuale decisa dal giudice di merito difficilmente potrà essere ribaltata in sede di legittimità
- Le domande di riesame devono puntare anche a far emergere eventuali vizi formali o procedurali del provvedimento di sequestro (es. carenza di motivazione strutturale) per rendere possibile un sindacato in Cassazione
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