Cassazione Penale, Sentenza n. 37848/2025 del 20/11/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato la riforma operata dalla Corte d'appello di Napoli che aveva trasformato i capi di imputazione relativi al tentato omicidio (capo 1) in lesioni aggravate. Il motivo principale è che, a suo avviso, la sentenza di appello ha errato nel valutare l'idoneità dell'azione a causare la morte: era stato impiegato un coltello (arma potenzialmente micidiale), erano stati colpiti distretti vitali (volto per il marito, addome per il figlio) e vi era ripetizione dei colpi; inoltre la Corte di appello ha dato rilievo eccessivo alla prognosi di 15 giorni e non ha considerato che l'evento non si è consumato per l'intervento difensivo del figlio. Si deduce violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 56 c.p. e alla giurisprudenza consolidata sul tentato omicidio.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla parte in cui la Corte d'appello ha riqualificato i fatti di capo 1 come lesioni aggravate e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio su quella sola parte (libero nell'esito). La Cassazione ha censurato la motivazione di merito come manifestamente illogica: la valutazione dell'idoneità deve essere ex ante e non dipendere dalla prognosi o dagli effetti effettivamente prodotti, deve considerare le modalità esecutive, l'arma, i punti colpiti, la reiterazione e gli eventuali interventi difensivi delle vittime. La sentenza precisa inoltre che gli altri reati diversi dal capo 1, già accertati, restano irrevocabili (giudicato progressivo) e che il giudizio di rinvio deve nuovamente esaminare anche il trattamento sanzionatorio connesso alla parte annullata.
Norme richiamate
L'idoneità dell'azione (ai fini del tentato reato) va valutata ex ante con riferimento alla situazione verificatasi al momento dell'azione e alle condizioni prevedibili; non rilevano gli effetti concretamente prodotti se dovuti a cause indipendenti dalla volontà dell'agente.
Sez. 1, Sentenza n. 20601 del 17/03/2023
Conferma che per escludere il dolo nel tentato omicidio non importa che la vittima sia stata effettivamente ferita: rileva l'idoneità dell'azione rispetto alla situazione prospettata all'agente.
Sez. 1, Sentenza n. 52043 del 10/06/2014
Sottolinea che l'accertamento del dolo nel tentato omicidio si basa sull'azione obiettivamente idonea a conseguire l'effetto voluto e non sugli esiti concreti eventualmente mancati per cause estranee.
Sez. 1, Sentenza n. 32851 del 10/06/2013
Riafferma che la valutazione dell'idoneità non può essere condizionata dagli effetti realmente raggiunti.
Sez. 1, Sentenza n. 24173 del 05/04/2022
Evidenzia la necessità di valutare le modalità concrete dell'azione e gli interventi difensivi delle vittime quando si giudica l'idoneità ex art. 56 c.p.
Sez. 1, Sentenza n. 45332 del 02/07/2019
La mancata inflizione di più coltellate non esclude la volontà omicida se l'arma e le modalità operative dimostrano l'idoneità a cagionare la morte e l'evento non si è verificato per cause indipendenti dalla volontà dell'agente.
Sez. 2, Sentenza n. 38715 del 05/04/2023
Definisce l'idoneità dell'azione come la potenzialità della condotta di causare il risultato intenzionale senza il concorso di fattori eventuali, valutata rispetto alla situazione conosciuta dall'agente.
Sez. 1, Sentenza n. 30466 del 07/07/2011 (Miletta)
La univocità dell'azione può essere ricavata da elementi della condotta (mezzo, parte del corpo colpita, reiterazione, comportamento antecedente e successivo) che indicano il fine perseguito.
Sez. 5, Sentenza n. 23618 del 11/04/2016 (Ganapini)
Occorre accertare se sussista nella persona la consapevole volontà di porre in essere una condotta idonea, con certezza o alto grado di probabilità, a cagionare la morte della persona offesa.
Sez. U, Sentenza n. 3423 del 29/10/2020 (Gialluisi)
Principi sul giudicato progressivo: le questioni non oggetto di annullamento restano definitive, mentre il rinvio riguarda i punti espressamente annullati.
Sez. U, Sentenza n. 1 del 19/01/2000 (Tuzzolino)
Stabilisce che la completa definizione di ciascun capo implica la decisione su tutti i punti essenziali (fatto, attribuzione, qualificazione, cause di giustificazione, colpevolezza, circostanze e pena).
Massime di principio
- La valutazione dell'idoneità dell'azione ai fini del tentato omicidio va fatta ex ante: si considera ciò che l'agente poteva ragionevolmente prevedere al momento dell'azione, non gli effetti concreti poi conseguiti.
- La prognosi medica o la durata della guarigione sono irrilevanti, di per sé, per escludere il tentativo: conta la potenzialità lesiva dell'azione e le modalità operative (arma, parti colpite, reiterazione).
- Gli interventi difensivi della vittima o di terzi (es. il figlio che difende il padre) e le azioni impreviste che impediscono il conseguimento dell'evento sono fattori che spiegano il mancato compimento del delitto e non escludono necessariamente il dolo omicidiario.
- La circostanza che l'agente avrebbe potuto uccidere in altro momento non esclude la volontà omicida; la valutazione della finalità va desunta dalla condotta compiuta e dalle sue caratteristiche oggettive.
- In appello la riqualificazione di una fattispecie già giudicata in primo grado richiede una motivazione specifica e confrontata con le risultanze del primo grado: la Cassazione annulla quando la motivazione è manifestamente illogica o omissiva.
- Quando la Cassazione annulla solo la qualificazione giuridica di un capo, gli altri capi già definitivamente accertati diventano irrevocabili (giudicato progressivo); il giudice al rinvio può rivedere esclusivamente gli aspetti oggetto di annullamento, compresa la determinazione della pena connessa.
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