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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28313/2023 del 03/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Venezia dell'8/11/2022 che aveva rigettato l'istanza di affidamento in prova. Il ricorrente deduceva contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che il Collegio abbia disatteso il giudizio positivo dell'équipe penitenziaria maturato dopo tre anni di osservazione e non abbia tenuto conto che la relazione segnalava un "blocco emotivo" che poteva aver condizionato l'interlocuzione in udienza; inoltre si richiamava la disponibilità, indicata nella relazione, a svolgere attività di servizio gratuito a favore della collettività come elemento riparatorio.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse motivato in modo congruo e logico il diniego dell'affidamento, valorizzando la gravità dei reati (truffe per 250.000 euro), i procedimenti pendenti per reati commessi in epoca prossima all'ingresso in carcere, la minimizzazione dei fatti da parte del detenuto e l'assenza di una disponibilità concreta a risarcire i danni. La Corte ha confermato che, pur emergendo elementi positivi nella relazione, è legittimo richiedere un'ulteriore gradualità nell'accesso ai benefici e altri periodi di osservazione o esperimenti premiali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata come parametro del motivo di cassazione (manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione); la Corte ha ritenuto che non ricorressero i vizi di motivazione denunciati ai sensi di questa disposizione.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limite alla motivazione utile in cassazione: la Corte ha enunciato il motivo nei termini strettamente necessari come previsto dall'art. 173 disp. att., ritenendo comunque che la valutazione di merito fosse priva di vizi.

  • Giurisprudenza sulla valutazione dell'affidamento in prova (massime citate)

    La Corte ha richiamato principi consolidati: (i) va valutata la condotta post-delitto e l'esistenza di elementi positivi di rieducazione; (ii) la mancata autocritica e l'assenza di volontà risarcitoria possono legittimare il diniego; (iii) la scelta del giudice di merito è discrezionale se adeguatamente motivata e non è sindacabile in cassazione se fondata e logica.

Massime di principio

  • La concessione dell'affidamento in prova richiede, oltre alla valutazione della gravità dei reati, elementi di comportamento postillecito che indichino un processo di rieducazione e autocritica: la sola relazione positiva non è automaticamente decisiva.
  • L'assenza di atteggiamento autocritico e la mancata disponibilità concreta a riparare il danno possono giustificare il rigetto della misura alternativa anche se è emerso un miglioramento comportamentale.
  • Il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel graduare l'accesso ai benefici premiali: può richiedere ulteriori periodi di osservazione o esperimenti premiali e la Corte di cassazione controlla solo l'adeguatezza e la logicità della motivazione, non la valutazione di merito.
  • In impugnazione per cassazione, il vizio deducibile è limitato: bisogna dimostrare una contraddittorietà o illogicità manifesta della motivazione; non è sufficiente proporre una diversa valutazione degli elementi di fatto.
  • Proposte di misure riparatorie generiche (es. disponibilità a fare servizi gratuiti) devono essere concrete e dimostrate per essere ritenute equivalenti a un impegno risarcitorio; altrimenti possono non incidere sulla prognosi di rieducazione.

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