Sentenza del 24/06/2020 n. 1910 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio
Iva - Cessione di beni all'esportazione - Prova - Contenuto - Documenti di origine 'privata' - Inidoneità.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguarda l’esenzione IVA prevista dall’art. 8, comma 1, lett. a), del d.P.R. n. 633/1972 per le cessioni di beni esportati fuori dal territorio dell’Unione europea. La questione è se il contribuente possa dimostrare l’effettiva destinazione dei beni all’esportazione mediante documenti di origine privata.
La decisione
Il principio riportato esclude che documenti di origine privata siano sufficienti a provare la destinazione dei beni all’esportazione: la prova deve essere certa e incontrovertibile e deve risultare, ad esempio, da attestazioni di pubbliche amministrazioni. Il testo fornito non identifica le parti, l’atto impugnato, il giudice, l’esito processuale concreto né le statuizioni sulle spese; non è quindi possibile precisare chi abbia formalmente vinto la causa.
Norme richiamate
Art. 8, comma 1, lett. a), d.P.R. n. 633/1972
Per beneficiare del regime di non imponibilità IVA sulle cessioni all’esportazione, la destinazione dei beni fuori dall’UE deve essere dimostrata con prove certe e incontrovertibili; la documentazione di origine privata è inidonea.
Massime di principio
- Chi invoca la non imponibilità IVA per una cessione all’esportazione deve provare l’effettiva uscita dei beni dal territorio dell’UE: non basta documentazione privata, se non è corroborata da elementi probatori dotati di certezza e verificabilità.
- È opportuno conservare attestazioni e documenti provenienti da autorità pubbliche o doganali che certifichino l’esportazione; la sola documentazione commerciale o privata può non soddisfare l’onere della prova.
- Il principio riportato non consente di ricostruire l’esito processuale specifico o l’identità delle parti, che non sono indicati nel testo fornito.
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