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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25306/2022 del 04/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Messina che aveva confermato la condanna per violazione dell'art. 7, comma 2, L. 28 marzo 2019 n. 26 (omessa comunicazione dello svolgimento di attività lavorativa percependo il reddito di cittadinanza). Il ricorrente ha dedotto errata applicazione della norma e vizio di motivazione relativamente all'elemento intenzionale, sostenendo che l'attività svolta era priva di retribuzione (dichiarata dal datore di lavoro e da lui stesso), svolta durante detenzione domiciliare per alleviare le afflizioni, e quindi incapace di determinare la revoca del beneficio e la rilevanza penale della omissione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse valutato correttamente la prova e la credibilità delle dichiarazioni, avendo accertato l'esistenza di compensi, anche se irregolari o qualificati come "regalie", sicché l'omessa comunicazione all'INPS era rilevante. La sentenza impugnata è stata confermata nella sostanza; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 7, comma 2, L. 28 marzo 2019 n. 26

    art. 7, comma 2, L. 28 marzo 2019 n. 26

    La norma punisce l'omessa comunicazione dell'inizio di attività lavorativa da parte del percettore del reddito di cittadinanza; la Corte territoriale e la Cassazione hanno ritenuto che la stessa si applica anche quando il rapporto è irregolare se l'attività ha comportato percezione di somme o utilità patrimoniali rilevanti.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137 del 2020

    art. 23, comma 8, D.L. n. 137 del 2020

    Norma procedurale richiamata per l'esame del ricorso; qui indica la modalità di trattazione del ricorso per cassazione nelle specifiche condizioni previste dal decreto.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede le conseguenze economiche per la declaratoria di inammissibilità o rigetto del ricorso, con l'onere delle spese e il pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende; la Corte ha fissato tale somma in euro 3.000,00 valutando equitativamente i motivi dedotti.

Massime di principio

  • L'omessa comunicazione all'INPS di un'attività lavorativa è sanzionabile anche se il rapporto è irregolare, quando emerga che l'attività ha prodotto compensi o utilità patrimoniali.
  • Le dichiarazioni di gratuità del lavoro vanno valutate criticamente: se risultano poco credibili alla luce delle altre prove, i giudici possono ritenere che vi sia stata una retribuzione comunque percettibile.
  • La Corte di Cassazione non rivede valutazioni di merito e di credibilità delle fonti di prova se non sussiste manifesta illogicità: i fatti accertati dalle corti di merito sono difficilmente sindacabili in cassazione.
  • Ricorsi generici che riproducono motivi già esaminati in appello e privi di analisi critica delle prove sono dichiarati inammissibili.
  • In caso di inammissibilità del ricorso si applicano le sanzioni economiche previste (spese processuali e somma alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).
  • Quando si contesta l'elemento intenzionale in reati di omissione di comunicazione, è essenziale proporre elementi probatori concreti che mettano in dubbio la rilevanza patrimoniale dell'attività; le sole affermazioni non credute non prevalgono sugli accertamenti dei giudici di merito.

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