Cassazione Penale, Sentenza n. 19901/2022 del 20/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione contro l'ordinanza che aveva dichiarato non luogo a provvedere sul reclamo avverso il diniego della liberazione anticipata, per carenza di interesse dato che il ricorrente nel frattempo aveva esp piato l'intera pena. Il ricorrente ha contestato la decisione sostenendo che il ritardo nella trattazione non dipendeva da lui e che, in caso di accoglimento, potrebbe avanzare domanda di riparazione per ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 c.p.p.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che, cessata l'esecuzione della pena, la richiesta di liberazione anticipata manca del necessario interesse per essere decisa. Ha inoltre ritenuto infondata la prospettazione secondo cui la decisione favorevole sarebbe stata presupposto per la riparazione ex art. 314 c.p.p., perché quella normativa riguarda ipotesi in cui il ritardo o l'errore abbiano effettivamente inciso sull'esecuzione provocando una detenzione oggettivamente ingiusta. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma sulla riparazione per ingiusta detenzione; la Corte osserva che l'istituto si applica quando il ritardo o l'errore hanno effettivamente causato o prolungato una detenzione oggettivamente ingiusta, non nella mera ipotesi di ritardo della trattazione che non ha avuto effetti sull'esecuzione.
art. 656, comma 4-bis, cod. proc. pen.
Richiamato per distinguere i casi in cui l'esecuzione di un ordine di carcerazione sia stata posta in essere senza la previa instaurazione del procedimento pertinente (ad es. procedura di liberazione anticipata), con conseguente potenziale ingiustizia della detenzione; la sentenza sottolinea che solo in tali ipotesi si può ravvisare interesse e possibile riparazione.
Principio giurisprudenziale sulla cessazione dell'interesse a decidere
La liberazione anticipata è un beneficio che incide sul residuo della pena; cessata l'esecuzione della pena, la richiesta di concessione del beneficio perde l'interesse e il reclamo avverso il suo diniego diventa inammissibile.
Corte costituzionale, sentenza n. 3110 del 25 luglio 1996
Richiamata come principio qualificante l'ipotesi di "ingiusta" detenzione quando l'ordine di scarcerazione o la mancata applicazione di misure alternative abbia determinato un ingresso o una permanenza in carcere non giustificati; la Cassazione distingue il caso richiamato da quello in esame.
Massime di principio
- Se prima della decisione impugnata il condannato ha già espiato l'intera pena, la domanda di liberazione anticipata e il reclamo avverso il suo diniego normalmente sono privi di interesse e risultano inammissibili.
- Per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p. occorre dimostrare che il ritardo o l'errore hanno effettivamente inciso sull'esecuzione provocando una detenzione oggettivamente ingiusta (es. ordine di scarcerazione non eseguito o emissione di ordine di carcerazione senza il necessario procedimento); la mera tardiva trattazione priva di effetti esecutivi non è sufficiente.
- In casi simili è importante documentare il nesso causale tra il mancato o ritardato provvedimento e la prolungata detenzione: senza tale collegamento la domanda di riparazione e il reclamo mantengono scarse probabilità di successo.
- Se sussistono altri titoli o periodi di pena rispetto ai quali la detrazione potrebbe essere computata, va evidenziato tale interesse in modo specifico, poiché potrebbe salvare la domanda dall'inammissibilità anche dopo la cessazione dell'esecuzione rispetto a un titolo.
- Per preservare posizioni risarcitorie o altri interessi, chi impugna dovrebbe tempestivamente sollecitare la decisione e, ove possibile, chiedere misure conservative o ordinarie che evitino l'esecuzione di atti incompatibili in assenza di decisione definitiva.
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