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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 14497/2026 del 15/05/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva confermato l'ordinanza-ingiunzione dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (12/09/2017) con cui era stata comminata una sanzione amministrativa di 20.000 euro per violazione dell'art. 7, comma 3-quater, d.l. n. 158/2012: il centro sportivo aveva messo a disposizione dei clienti computer collegati a internet che consentivano l'accesso a piattaforme di gioco online offerte da concessionari, ritenuti privi di titolo autorizzatorio per i giochi non autorizzati. Il ricorrente denunciava, fra l'altro, la illegittimità costituzionale e la irragionevolezza della norma sanzionatoria e contestava la violazione di norme comunitarie relative a procedure informative e proporzionalità delle restrizioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, alla luce dell'annullamento dell'ordinanza-ingiunzione e della pronuncia della Corte Costituzionale (sent. n. 104/2025) che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 7, comma 3-quater, d.l. n. 158/2012 e della disposizione sanzionatoria dell'art. 1, comma 923, L. n. 208/2015, nella parte in cui prevedeva la sanzione di 20.000 euro. La Corte di Cassazione ha però esaminato i motivi ai fini della soccombenza virtuale: ha ritenuto fondati i primi due motivi (connessi alla censura costituzionale) e ha quindi disposto la compensazione delle spese del giudizio di cassazione (tenuto conto della tempistica della pronuncia costituzionale e dell'annullamento dell'ingiunzione). Inoltre, la Cassazione ha precisato che non è dovuto il c.d. doppio contributo unificato in caso di inammissibilità sopravvenuta per mancanza di interesse.

Norme richiamate

  • art. 7, comma 3-quater, decreto-legge 13/09/2012 n.158 (conv. L. 8/11/2012 n.189)

    norma vietava la messa a disposizione di apparecchiature che consentono l'accesso a siti di gioco online

    la Corte costituzionale ha ritenuto la norma eccessivamente ampia e sproporzionata rispetto allo scopo di tutela della salute e prevenzione della ludopatia, poiché accomuna condotte di diverso disvalore (accesso a gioco legale e illegale, uso occasionale o permanente di apparecchiature) e colpisce anche comportamenti di scarsa offensività

  • art. 1, comma 923, legge 28/12/2015 n.208

    prevede la sanzione amministrativa di euro 20.000 per la violazione dell'art. 7, comma 3-quater

    la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della parte che prevedeva tale sanzione, con efficacia ex tunc, comportando l'eliminazione della base sanzionatoria

  • art. 3 Cost.

    richiamato come parametro per la verifica della ragionevolezza e proporzionalità delle restrizioni imposte dalla norma

  • art. 42 Cost.

    utilizzato per il bilanciamento fra tutela della salute e libertà di iniziativa economica

  • art. 117 Cost., comma 1

    richiamato in relazione all'obbligo di conformità del diritto nazionale ai principi del diritto dell'Unione europea

  • Art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU

    richiamato nella prospettiva della tutela dei diritti economici/proprietari connessi all'attività imprenditoriale

  • Giurisprudenza della Corte di giustizia UE (es. cause C-517/20, C-3/17, C-260/04, Placanica, e altre richiamate)

    richiamata per il principio secondo cui le restrizioni al mercato dei servizi di gioco d'azzardo imposte dagli Stati membri devono essere proporzionate, coerenti e dimostrare effettiva capacità di ridurre il rischio che si propone di affrontare

  • Direttiva 98/34/CE e Direttiva 2015/1535/UE

    art. 9 direttiva 98/34 CE e, dove applicabili, artt. 5 e 6 direttiva 2015/1535/UE (citati nel ricorso)

    la ricorrente aveva dedotto violazioni procedurali/di informazione preventiva; nel testo esaminato la decisione si è risolta sul profilo costituzionale e sui criteri di proporzionalità derivanti dal diritto UE

Massime di principio

  • Se la norma sanzionatoria che costituisce la base del procedimento viene dichiarata incostituzionale con efficacia retroattiva, le sanzioni e i provvedimenti emergenti da tale norma vengono meno e i ricorsi pendenti possono risultare privi di interesse, con conseguente inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La Corte può comunque valutare i motivi del ricorso ai fini della soccombenza virtuale per determinare la ripartizione delle spese: anche se il ricorso diventa inammissibile, la parte che avrebbe avuto ragione nel merito può ottenere il riconoscimento della soccombenza virtuale, ma la regola sugli oneri di spesa può portare alla compensazione in presenza di fattori temporali e di equità.
  • Le norme che vietano 'indiscriminatamente' la mera disponibilità di strumenti che permettono l'accesso a servizi online rischiano di essere dichiarate incostituzionali per violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità se non distinguono tra condotte di diverso disvalore (uso occasionale vs. organizzazione permanente dell'offerta).
  • Per gli esercenti (internet point, circoli, punti di accesso) la responsabilità è meno probabile se manca un elemento di destinazione esclusiva o di intento a favorire il gioco a distanza; misure tecniche dimostrabili (blocco degli accessi) e l'assenza di attività di promozione a favore di concessionari non autorizzati riducono il rischio sanzionatorio.
  • In presenza di profili di diritto dell'Unione, le restrizioni nazionali devono essere giustificate con evidenze di efficacia e proporzionalità rispetto agli obiettivi (riduzione dell'offerta di gioco, tutela della salute pubblica, contrasto alla criminalità): misure generiche e ampie sono più vulnerabili a censure da parte delle corti nazionali e comunitarie.
  • Proceduralmente, se l'amministrazione annulla il provvedimento sanzionatorio durante il giudizio, il processo può diventare infruttuoso; le parti devono valutare tempestivamente la convenienza a proseguire e considerare gli effetti sulla regolazione delle spese.

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