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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33550/2025 del 10/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La Corte d'appello aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto da Athos Gregoratti avverso la sentenza di primo grado per truffa aggravata e sostituzione di persona, ritenendo la procura a impugnare generica e priva dei requisiti propri dell'atto di impugnazione (mancanza dell'indicazione specifica del provvedimento impugnato, data e giudice). In cassazione la difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione (art. 606, lett. b ed e, c.p.p.), sostenendo che la specificità era comunque garantita dall'indicazione del numero di R.G.n.r. e dalla posteriorità della procura rispetto alla sentenza (che dimostrava la conoscenza e la volontà di proporre appello), e che l'inserimento di facoltà difensive aggiuntive nel mandato non può rendere invalida la procura (principio quod abundat non vitiat).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando senza rinvio l'ordinanza impugnata e disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d'appello di L'Aquila per il prosieguo. La Corte ha ritenuto la decisione impugnata manifestamente illogica e censurabile ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., perché la genericità della procura non poteva essere dedotta unicamente dal riferimento al numero di R.G.n.r. o dalla presenza di facoltà difensive non essenziali. Ha valorizzato, in senso favorevole all'impugnazione (favor impugnationis), la posteriorità della procura rispetto alla pronuncia e il riferimento al numero di notizia di reato come elementi che rendono comprensibile la volontà dell'imputato di proporre appello; ha inoltre affermato che l'aggiunta di facoltà superflue non determina nullità o inefficacia del mandato né può essere usata interpretativamente contra reum.

Norme richiamate

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Il ricorso è stato trattato ai sensi di tale norma (procedura di trattazione). Non è fatta ulteriore interpretazione sostanziale della norma nel testo, si segnala l'uso della norma procedurale per la trattazione del ricorso.

  • art. 606 cod. proc. pen., lett. b ed e

    La Corte ha ritenuto fondato il motivo di ricorso ex art. 606, lett. b (violazione di legge) ed e (vizio di motivazione) perché la decisione impugnata è stata ritenuta manifestamente illogica nell'escludere la specificità della procura sulla base degli argomenti indicati.

  • principio 'quod abundat non vitiat'

    Richiamato dalla difesa e accolto implicitamente: l'aggiunta di facoltà difensive non collegate all'impugnazione non invalida né rende inefficace la procura a impugnare.

  • principio 'favor impugnationis'

    Principio interpretativo utilizzato dalla Corte per valorizzare elementi che, pur non corrispondendo pedissequamente ai requisiti formali, dimostrano la volontà dell'imputato di proporre appello (es. data posteriore della procura e riferimento al R.G.n.r.).

Massime di principio

  • La procura a impugnare va interpretata in modo favorevole all'ammissione dell'impugnazione quando vi siano elementi oggettivi che indicano la volontà dell'interessato di appellarsi (es. data successiva alla sentenza, riferimento al numero di procedimento/ R.G.n.r.).
  • Il riferimento al numero di notizia di reato o al R.G.n.r. può, se collegato ad altri elementi temporali o fattuali, essere sufficiente a identificare l'atto impugnato e a garantire la specificità della procura.
  • L'inserimento nel mandato di facoltà difensive aggiuntive, anche se non rilevanti ai fini dell'impugnazione, non determina di per sé la genericità o l'inefficacia della procura (applicazione pratica del principio quod abundat non vitiat).
  • I giudici devono evitare valutazioni formalistiche quando la contestazione può essere risolta mediante un'interpretazione che valorizzi la volontà reale dell'imputato; difetta logica la decisione che esclude l'impugnazione nonostante indizi chiari di volontà impugnatoria.
  • Se la specificità della procura è dubbia, la soluzione interpretativa preferibile è quella che consente l'esame del merito dell'impugnazione, salvo che non sussistano elementi chiari di nullità o di totale indeterminatezza.
  • In pratica, per opporsi efficacemente all'ammissibilità di un'appello per carenza di procura, è necessario dimostrare l'assenza di qualsiasi elemento che colleghi il mandato all'atto impugnato; mere incongruenze formali difficilmente bastano.

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