Ordinanza n. 4353/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per l'annullamento - previa tutela cautelare - del provvedimento n. 20250043210 del 10/3/2026 -notificato il 24/3/2026 - con il quale è stata respinta la domanda di visto d’ingresso in Italia a fini di Lavoro Autonomo.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di visto d’ingresso in Italia per lavoro autonomo
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di visto d’ingresso, notificato il 24 marzo 2026, chiedendone l’annullamento previa tutela cautelare. Dal testo emerge che il diniego si fondava, in particolare, sulla ritenuta non piena chiarezza della capacità della società proponente di garantire al richiedente, qualificato come professionista di elevata esperienza e qualificazione, un compenso mensile di soli 1.000 euro, nonostante la società avesse registrato nell’esercizio finanziario 2024 un utile di 101.229 euro. Tale discrasia tra il profilo professionale rappresentato e le condizioni economiche dell’incarico era stata considerata dall’amministrazione quale elemento incidente sulla credibilità e coerenza del progetto lavorativo. Il ricorrente ha contestato il diniego e ne ha chiesto la sospensione cautelare.
La decisione
Il TAR ha accolto l’istanza cautelare. Ha ritenuto necessario sospendere il diniego e ordinare all’amministrazione il riesame della posizione, mediante un supplemento istruttorio volto a chiarire definitivamente il rapporto tra la qualificazione professionale del richiedente, il compenso previsto e la situazione economica della società, eventualmente anche attraverso un nuovo colloquio consolare. Il Collegio ha rilevato che il profilo, pur non pienamente chiarito, aveva assunto efficacia determinante nell’adozione della decisione negativa e richiedeva quindi un ulteriore approfondimento. L’ulteriore trattazione è stata fissata all’udienza camerale del 1° dicembre 2026. Le spese sono state riservate alla decisione definitiva.
Norme richiamate
La disposizione è richiamata quale fondamento della domanda e della decisione cautelare di sospensione del provvedimento impugnato.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
Richiamato quale presupposto per disporre l’oscuramento delle generalità e degli altri dati idonei a identificare la parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.
Massime di principio
- Quando un diniego di visto per lavoro autonomo si fonda sulla ritenuta incoerenza tra la qualificazione professionale del richiedente, il compenso previsto e la capacità economica del soggetto proponente, l’amministrazione deve svolgere un’istruttoria adeguata e chiarire in modo effettivo tale discrasia prima di adottare una decisione negativa.
- Se l’elemento istruttorio ritenuto decisivo per il diniego non risulta pienamente chiarito, il giudice amministrativo può sospendere il provvedimento e ordinare il riesame, imponendo un supplemento d’istruttoria eventualmente accompagnato da un nuovo colloquio consolare.
Come è indicizzato
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