Cassazione Penale, Sentenza n. 14014/2024 del 05/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente era stata condannata per il reato di istigazione alla corruzione (art. 322, comma secondo, c.p.) per aver consegnato a Carmelo Di Bella, responsabile INPS di Messina, una busta contenente euro 2.000,00 (in apparenza accompagnata da un profumo) chiedendo un interessamento rispetto a una selezione di avvocati esterni cui aveva partecipato la figlia. Il ricorso in Cassazione, tramite l'avv. Carlo Taormina, articolava tre censure principali: 1) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine all'attendibilità delle dichiarazioni di Di Bella e alla sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi del reato (ossia la idoneita' dell'offerta e la concreta possibilità di influenza di Di Bella sulla procedura); 2) violazione di legge per l'omessa rinnovazione dell'istruzione dibattimentale richiesta dalla difesa; 3) vizio di motivazione e illegittimità nel diniego delle attenuanti generiche e nella determinazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha dichiarato inammissibili le doglianze che si risolvevano in una diversa lettura del compendio probatorio (censure sul merito della valutazione delle prove), ma ha ritenuto che il fatto, pur provato nella sua dinamica (consegna della busta con denaro), non fosse idoneo a integrare il reato di istigazione alla corruzione: mancando la concreta possibilità di influenza di Di Bella sulla formazione della graduatoria e l'idoneità potenziale dell'offerta a determinare l'accordo illecito, non sussisteva la fattispecie di cui all'art. 322 c.2. La Corte ha altresì escluso la riconducibilità del fatto al reato di traffico di influenze. La sentenza impugnata è stata annullata nella parte in cui aveva ritenuto integrata la fattispecie di istigazione alla corruzione.
Norme richiamate
art. 322, comma secondo, cod. pen.
L'art. 322 punisce l'istigazione alla corruzione: l'offerta o promessa deve essere correlata all'esercizio di funzioni o doveri del pubblico ufficiale e avere serietà e idoneità potenziale a determinare il pericolo che il pubblico ufficiale accetti. Nel caso concreto la Corte ha ritenuto assente tale idoneità e la concreta possibilità di ingerenza.
Articolo generale sull'attentato del reato: la Cassazione sottolinea che l'art. 322, punendo l'istigazione anche in assenza di accettazione, opera in deroga al principio generale dell'art. 115; nondimeno è comunque richiesta l'idoneità dell'offerta a produrre il risultato illecito.
Norma sul traffico di influenze (rilevata nella discussione): anche tale fattispecie richiede un'intesa bilaterale e una mediazione funzionale; la mera offerta unilaterale del privato, senza attivazione del mediatore, non integra il reato.
Massime di principio
- La mera dazione di denaro non integra automaticamente istigazione alla corruzione: occorre verificare l'idoneità potenziale dell'offerta a determinare l'accordo illecito e la concreta capacità del pubblico ufficiale di influire sull'atto richiesto.
- L'appartenenza al medesimo ente non basta: va valutata la sfera di competenze e la reale possibilità di ingerenza dell'ufficio e del funzionario sulla procedura contestata.
- Se il pubblico ufficiale reagisce denunciando l'offerta e non vi è coinvolgimento bilaterale, difficilmente si configura corruzione o traffico di influenze.
- In sede di legittimità non è consentito proporre una semplice rilettura alternativa del compendio probatorio: la censura deve evidenziare vizi logici o contraddizioni nella motivazione.
- La richiesta di informazioni o una generica raccomandazione, di per sé, non costituiscono un atto d'ufficio contrario ai doveri e non sono idonee a integrare il reato senza prova della finalità illecita e della possibilità di influenza.
- Le richieste di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale devono essere valutate in relazione alla loro reale incidenza probatoria; l'eventuale omissione rileva solo se ha determinato una lesione del diritto di prova non altrimenti sanabile.
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