Cassazione Civile, Sentenza n. 10281/2023 del 18/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente aveva chiesto un periodo di aspettativa al Comune (31.8.2017) per svolgere il periodo di prova come docente immesso in ruolo presso il MIUR. Con delibera del 1.9.2017 il Comune ha ritenuto estinto il rapporto di lavoro e ha disposto che, in caso di rientro, si sarebbe dovuto aprire un nuovo rapporto. La Corte d'Appello aveva ritenuto che tale delibera equivalesse a dimissioni/estinzione del rapporto e che la mancata impugnazione da parte del lavoratore implicasse acquiescenza. Il ricorrente ha impugnato in Cassazione contestando (i) la qualificazione della delibera come atto equivalente a dimissioni (violazione art. 2118 c.c.), (ii) l'affermazione che la mancata impugnazione equivalga ad acquiescenza (art. 329 c.p.c.) e (iii) la mancata valutazione autonoma del diritto alla riammissione in servizio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il secondo e il terzo motivo del ricorso e ha ritenuto che la richiesta di aspettativa non possa essere qualificata giuridicamente come dimissioni e che il rapporto di lavoro pubblico non può estinguersi per fatto concludente o tacito accordo quando la legge richiede la forma scritta. Ha quindi cassato la sentenza della Corte d'Appello nella parte relativa ai motivi accolti e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello di Napoli in diversa composizione per un nuovo esame, demandando a quella corte anche la decisione sulle spese. Gli altri motivi del ricorso sono stati assorbiti.
Norme richiamate
Richiamato dal ricorrente per censurare la presunta insufficiente motivazione della Corte territoriale; la Corte di legittimità ha tuttavia deciso sui punti centrali (art. 2118 e art. 329) senza accogliere genericamente la doglianza ex art.112.
Usato per affermare che le dimissioni sono atto riconducibile alla volontà del lavoratore e non possono essere sostituite da una delibera datoriale: la richiesta di aspettativa non può essere interpretata come dimissioni ex art. 2118 c.c.
Richiamato in relazione all'affermazione della Corte d'Appello secondo cui la mancata impugnazione della delibera comunale equivaleva ad acquiescenza; la Cassazione ha escluso che la mancata azione immediata del lavoratore possa automaticamente legittimare la qualificazione di estinzione del rapporto, soprattutto trattandosi di atti gestionali e non di provvedimenti amministrativi impugnabili davanti al TAR.
Giurisprudenza della Cassazione (richiamata)
Cass. n. 35931/2021; Cass. n. 2351/81; Cass. n. 615/69
Principio consolidato secondo cui lo scioglimento consensuale di un rapporto per il quale la legge richiede la forma scritta ad substantiam deve avere la stessa forma: pertanto la risoluzione del rapporto di pubblico impiego non può derivare da fatti concludenti privi della forma scritta richiesta.
Massime di principio
- La richiesta di aspettativa non equivale di per sé a dimissioni: sono istituti distinti con disciplina autonoma e diversa qualificazione giuridica.
- Il rapporto di lavoro pubblico non può estinguersi per fatti concludenti o tacito accordo quando la legge richiede la forma scritta per la risoluzione: la cessazione deve risultare da atto scritto idoneo.
- La mancata impugnazione immediata di atti gestionali del rapporto da parte del lavoratore non costituisce automaticamente acquiescenza che legittimi la qualificazione di estinzione del rapporto; va valutata la natura dell'atto (gestionale vs provvedimento amministrativo) e il contesto.
- Se l'amministrazione ritiene erroneamente estinto il rapporto e il lavoratore subisce conseguenze, il giudice dovrà accertare la sussistenza o meno del rapporto e le eventuali responsabilità dell'ente; la valutazione di merito spetta al giudice di rinvio.
- In casi simili è opportuno conservare tutta la corrispondenza con l'amministrazione, chiedere tempestiva consulenza legale e, se necessario, proporre azione giudiziale per chiarire la qualificazione del rapporto e ottenere la riammissione o il risarcimento.
- Verificare sempre la disciplina collettiva applicabile (CCNL enti locali, normativa scuola) poiché può contenere regole specifiche su aspettative, conservazione della posizione e rientri in servizio.
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