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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16085/2024 del 17/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per il reato di falsa testimonianza per essere stata reticente circa la sua presenza nel bar all'epoca del ferimento di Massimo Apicella. In cassazione il difensore ha censurato la motivazione e la violazione di legge, sostenendo che le sommarie informazioni rese nel 2002 erano state utilizzate impropriamente non solo ai fini della credibilità del testimone ma come metro di valutazione del contenuto delle dichiarazioni rese in dibattimento nel 2012; ha poi sottolineato l'assenza di dati probatori aggiuntivi a sostegno della ricostruzione e la rilevanza irrilevante della mera presenza nel bar rispetto al convincimento del giudice.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di cassazione ha ritenuto che la sentenza impugnata non si fosse basata esclusivamente sulle sommarie informazioni ex art. 500 c.p.p., ma anche su ulteriori elementi, in particolare sulle dichiarazioni rese da Giovanni Abate (padre della ricorrente) che confermavano la presenza della figlia nel bar. È richiamato il principio per cui la divergenza tra dichiarazioni extra-procedimentali e deposizione è rilevante ai fini della falsa testimonianza solo se accompagnata da altri elementi che dimostrino la veridicità delle prime e la falsità delle successive. Inoltre la Corte ha osservato che, ai fini del delitto di falsa testimonianza, è sufficiente che i fatti siano pertinenti e suscettibili di efficacia probatoria, anche se concretamente non hanno inciso sulla decisione. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e a pagare una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 500 cod. proc. pen.

    Le sommarie informazioni possono costituire oggetto di contestazione ai sensi dell'art. 500 c.p.p.; tuttavia, la loro disparità rispetto alla successiva deposizione assume rilevanza penale solo se accompagnata da ulteriori elementi che riscontrino la veridicità delle prime e la falsità delle seconde

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese del ricorso in cassazione e la possibilità di infliggere una sanzione pecuniaria (qui equitativamente determinata in euro 3.000) per ricorso inammissibile

  • Giurisprudenza - Cass. Sez. 6, n. 51032 del 05/12/2013 (Mevoli)

    Sez. 6, n. 51032 del 5/12/2013

    Principio richiamato: ai fini della configurabilità del delitto di falsa testimonianza è sufficiente che i fatti della deposizione siano pertinenti alla causa e suscettibili di efficacia probatoria, anche se in concreto le dichiarazioni non hanno inciso sulla decisione del giudice

Massime di principio

  • La discrepanza tra dichiarazioni rese in fase investigativa (sommarie informazioni) e la deposizione in dibattimento è rilevante per falsa testimonianza solo se esistono elementi aggiuntivi che corroborino la veridicità delle prime e dimostrino la falsità delle seconde.
  • Per la configurabilità del reato di falsa testimonianza è sufficiente che le dichiarazioni riguardino fatti pertinenti al processo e potenzialmente idonei a produrre efficacia probatoria, anche se poi non abbiano effettivamente inciso sulla decisione del giudice.
  • Una censura in cassazione che si limiti a sostenere l'uso improprio di sommarie informazioni fallisce se la corte territoriale ha motivato la decisione anche su base di altri elementi di riscontro (es. dichiarazioni di terzi che confermano le sommarie informazioni).
  • Il ricorso per cassazione inammissibile comporta normalmente condanna alle spese e può comportare una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto va valutata con cura la fondatezza tecnica e formale del motivo di impugnazione prima di proporlo.

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