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Cassazione Penale, Ordinanza n. 34527/2026 del 25/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

L’imputato ha proposto ricorso contro la sentenza del 9 ottobre 2025 della Corte d’appello di Venezia, che aveva sostanzialmente confermato la condanna pronunciata in primo grado, riformandola soltanto quanto al trattamento sanzionatorio, per tentato furto in abitazione. Con l’unico motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla sussistenza di una condotta qualificabile come tentativo. La Cassazione ha rilevato che la censura riproponeva in modo pedissequo questioni già dedotte in appello e disattese con motivazione ritenuta corretta; l’ha inoltre giudicata manifestamente infondata, poiché la Corte territoriale aveva accertato che l’attività criminosa era stata interrotta dall’arrivo della persona offesa e gli atti, valutati nella loro struttura e nel contesto, erano diretti in modo non equivoco alla commissione del delitto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il motivo inammissibile perché riproponeva censure già esaminate e respinte dalla Corte d’appello e, comunque, manifestamente infondato alla luce dei criteri per valutare l’univocità degli atti diretti a commettere il delitto e dell’accertamento che la condotta era stata interrotta dal sopraggiungere della persona offesa. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    gli atti sono diretti in modo non equivoco a commettere un delitto quando, in sé considerati, e quindi nella loro struttura ontologica, nonché per il contesto nel quale si inseriscono, sono tali da rivelare, secondo le norme di esperienza e secondo l'id quod plerumque accidit, il fine perseguito dall'agente

    L’univocità degli atti va valutata considerando gli atti nella loro struttura e nel contesto in cui si collocano, secondo le regole di esperienza, per verificare se rivelino il fine criminoso perseguito.

Massime di principio

  • La direzione non equivoca degli atti verso la commissione del delitto si valuta considerando la loro struttura oggettiva e il contesto nel quale si inseriscono, alla luce delle regole di esperienza.
  • La valutazione dell’idoneità degli atti a integrare il tentativo deve essere compiuta ex ante, in rapporto alle circostanze di fatto e alle specifiche modalità della condotta.
  • È inammissibile la censura in cassazione che si limiti a riproporre profili già dedotti in appello e puntualmente disattesi con motivazione congrua.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiTentativo

Testo integrale

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