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Cassazione Penale, Ordinanza n. 34467/2026 del 25/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L’imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza del 27 novembre 2025 della Corte d’appello di Palermo, che aveva confermato la decisione di primo grado di condanna per bancarotta semplice, in relazione all’aggravamento del dissesto della società Industrie Carlino s.r.l., dichiarata fallita il 28 novembre 2017. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sul nesso causale; con il secondo, analoghe censure sul coefficiente soggettivo della colpa; con il terzo, l’omessa pronuncia sul motivo d’appello relativo al diniego delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il primo motivo è stato ritenuto non consentito: la censura sul nesso causale non risultava specificamente proposta in appello e mirava a ottenere una nuova valutazione dei fatti, riservata al giudice di merito, la cui motivazione sull’aggravamento del dissesto è stata giudicata esente da vizi logici e giuridici. Il secondo motivo è stato dichiarato generico e assertivo: la sentenza impugnata aveva ricondotto a colpa grave la mancata tempestiva richiesta di fallimento, valorizzando non il solo ritardo ma una comprovata e consapevole omissione. Il terzo motivo è stato ritenuto non consentito e manifestamente infondato: la doglianza d’appello sulle attenuanti generiche era generica e il ricorrente non ha indicato quale elemento decisivo sarebbe stato ignorato; l’eventuale mancata pronuncia su un motivo generico non rende la censura deducibile in cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 217, comma 1, n. 4, R.D. 16 marzo 1942, n. 267

    la mancata tempestiva richiesta di dichiarazione di fallimento da parte dell'amministratore della società è stata ricondotta a colpa grave, desunta non sulla base del mero ritardo nella richiesta di fallimento ma, in concreto, da una provata e consapevole omissione

    La colpa grave nell’aggravamento del dissesto per omessa tempestiva richiesta di fallimento non deriva automaticamente dal ritardo, ma deve essere desunta in concreto da una comprovata e consapevole omissione.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito ottenere una nuova ricostruzione dei fatti o una diversa valutazione degli elementi probatori; tale valutazione spetta al giudice di merito, salvo vizi logici o giuridici della motivazione.
  • Un motivo di ricorso per cassazione deve confrontarsi specificamente e con argomentazioni critiche con la decisione impugnata; censure generiche o assertive sono inammissibili.
  • La colpa grave per l’omessa tempestiva richiesta di fallimento, rilevante rispetto all’aggravamento del dissesto, non si identifica nel mero ritardo: deve risultare da una valutazione concreta che accerti una comprovata e consapevole omissione.
  • La mancata pronuncia in appello su un motivo generico, proposto insieme a motivi specifici, non consente di dedurre in cassazione il relativo difetto di motivazione, poiché il motivo resta affetto da inammissibilità originaria.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta semplice
RamiReati fallimentari

Testo integrale

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