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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30021/2022 del 28/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro la conferma della condanna per il reato di elusione di provvedimento giudiziario (art. 388 c.p.): all'imputato era stato inibito l'uso della parola Calor nella denominazione della propria ditta; l'imputato aveva modificato solo formalmente la denominazione e continuato a utilizzare la parola Calor su automezzo, insegne e materiale pubblicitario. Il difensore ha dedotto che la modifica era stata effettivamente eseguita e ha richiamato una sentenza civile del 2014 che avrebbe chiarito la paternità del marchio e la nullità della registrazione contestata, oltre a dedurre vizio di motivazione e la necessità di valutare attenuanti e misure alternative.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato e nei limiti inammissibile. Ha confermato che la condotta contestata integra elusione quando ostacola l'effettiva esecuzione del provvedimento: la modifica apportata era soltanto formale e l'uso continuato della parola Calor su insegne, furgone e pubblicità manteneva l'effetto inibitorio vanificato. Il rilievo civilistico sopravvenuto nel 2014 è stato considerato fatto successivo al perfezionamento del reato e quindi irrilevante ai fini penali. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e rifusione delle spese della parte civile (Euro 3.510,00 oltre accessori).

Norme richiamate

  • art. 388 cod. pen.

    L'art. 388 punisce la condotta di elusione dei provvedimenti del giudice; la norma tutela l'effettività della tutela giurisdizionale e sanziona comportamenti che ostacolano l'esecuzione delle misure disposte dal giudice

  • Sezioni Unite, Sez. U, n. 36692 del 27/09/2007 (Vuocolo)

    Sez. U, n. 36692 del 27/09/2007, Vuocolo

    La giurisprudenza di legittimità ha definito l'oggetto giuridico dei reati di cui all'art. 388 come l'interesse all'effettività della tutela giurisdizionale; l'elusione consiste in comportamenti idonei a privare la tutela della concreta possibilità di incidere sugli interessi controversi

  • Corte Costituzionale, n. 77 del 2007 e n. 24 del 2003

    C. cost., n. 77 del 2007; C. cost., n. 24 del 2003

    Ribadiscono il valore costituzionale dell'effettività della tutela giurisdizionale, fondamento dell'interpretazione dell'art. 388 e della punibilità dei comportamenti elusivi

  • Giurisprudenza di questa Corte: Sez. 6, n. 11952 del 01/02/2017 (Travaglianti) e Sez. 6, n. 16398 del 22/03/2016 (Calcagno)

    Sez. 6, n. 11952 del 01/02/2017; Sez. 6, n. 16398 del 22/03/2016

    Confermano che l'elusione può consistere nell'ostacolo esterno all'esecuzione affidata ad altri o nella inottemperanza di un obbligo la cui esecuzione richiede il contributo dell'obbligato; occorre valutare l'effetto pratico della condotta sull'esecuzione del provvedimento

Massime di principio

  • Il rispetto formale di un provvedimento non è sufficiente: la conformità deve essere sostanziale e neutralizzare l'effetto che il giudice intendeva rimuovere
  • La condotta elusiva si valuta sull'idoneità a ostacolare l'effettiva esecuzione del provvedimento; elementi come continuità d'uso, pubblicità residua o comportamenti che mantengono l'equivocità sono rilevanti
  • Provvedimenti o pronunce intervenute dopo il perfezionamento del reato non sanano retroattivamente la condotta penalmente rilevante
  • In difesa, è determinante documentare tempestivamente e in modo concreto ogni attività volta a dare piena esecuzione all'ordine giudiziario (es. rimozione insegne, cessazione di pubblicità, ritiro materiali)
  • La sussistenza di attenuanti o misure alternative dipende dalla valutazione complessiva della buona fede e dell'efficacia dell'adempimento: mere modifiche formali difficilmente ottengono effetti attenuanti se l'uso sostanziale continua

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