Cassazione Penale, Sentenza n. 31535/2026 del 18/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (imputato)
La controversia
Il detenuto, in esecuzione pena in proroga della detenzione domiciliare in luogo del differimento pena, aveva chiesto di essere autorizzato a uscire per un'ora al giorno. La richiesta era giustificata dalla sopravvenienza di una patologia diabetica non compensata, inserita in un quadro sanitario già compromesso, per la quale il medico curante aveva prescritto una regolare attività fisica quotidiana. Il diniego è stato censurato per violazione degli artt. 32, 3 e 27 Cost. e dell'art. 3 CEDU, assumendo che esso equivalesse a un immotivato diniego di cure e rendesse impossibile curarsi. Il ricorso lamentava inoltre la mancanza di adeguata motivazione del provvedimento di rigetto.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il ricorso. Ha rilevato che i provvedimenti del magistrato di sorveglianza adottati su richieste di modifica delle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare sono ricorribili per cassazione per violazione di legge, in quanto incidono sulla libertà personale. Nel caso concreto, il provvedimento impugnato era privo di autonoma motivazione: si limitava a richiamare un precedente provvedimento e il parere della DDA. La Corte ha osservato che il richiamo al parere della DDA può rilevare solo quanto alla pericolosità sociale, ma la decisione di negare l'autorizzazione doveva derivare da un effettivo bilanciamento tra tutela della salute del detenuto e esigenze di sicurezza e ordine pubblico. Poiché nel provvedimento non vi era traccia del percorso argomentativo seguito per tale contemperamento, la decisione è stata annullata con rinvio al magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 47-ter, comma secondo, ord. pen.
Le richieste di modifica delle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare adottate dal magistrato di sorveglianza incidono sulla libertà personale e sono quindi sindacabili in cassazione per violazione di legge.
art. 32 Cost.
È evocato quale parametro a tutela del diritto alla salute del detenuto, che deve essere bilanciato con le esigenze di sicurezza.
art. 3 Cost.
È richiamato come parametro di uguaglianza e ragionevolezza nella valutazione della richiesta del detenuto.
art. 27 Cost.
È invocato a sostegno della finalità rieducativa e del trattamento penitenziario compatibile con la tutela della persona.
art. 3 CEDU
È richiamato dalla difesa come parametro convenzionale a tutela della condizione del detenuto.
Impone l'omissione delle generalità e degli altri dati identificativi nel provvedimento diffuso.
Massime di principio
- I provvedimenti del magistrato di sorveglianza che modificano le modalità di esecuzione della detenzione domiciliare sono impugnabili con ricorso per cassazione per violazione di legge quando incidono sulla libertà personale.
- Quando la richiesta del detenuto coinvolge anche il diritto alla salute, il giudice deve rendere una motivazione autonoma e non apparente, dando conto dell'effettivo bilanciamento tra esigenze sanitarie e sicurezza pubblica.
- Il richiamo generico a un precedente provvedimento o al parere dell'autorità requirente non è sufficiente se non consente di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito nella decisione.
- Nel valutare l'autorizzazione a modalità esecutive più favorevoli, il giudice deve esplicitare le ragioni per cui la tutela della pericolosità sociale prevale, in concreto, sulle esigenze terapeutiche dedotte dal detenuto.
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