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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34035/2025 del 16/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che confermava la misura di custodia cautelare in carcere disposta dal GIP il 05/05/2025 nei confronti del ricorrente per l'omicidio di XXXXXXXXXXXXXXX e reati connessi in materia di armi (fatto del 15/03/2025). La difesa contestava la violazione di legge e il vizio di motivazione ex art. 192, commi 3 e 4 c.p.p., sostenendo l'insussistenza di elementi individualizzanti idonei a far ritenere il ricorrente quale parte dell'esecutivo dell'agguato: le cosiddette "ronde" riprese dalle telecamere sarebbero dati generici, il riconoscimento da parte della polizia giudiziaria su filmati non avrebbe valenza individualizzante decisiva, la testimone oculare aveva ritrattato e le intercettazioni carcerarie non contenevano un riferimento esplicito all'indagato.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il compendio indiziario (visioni delle telecamere che riprendono il ricorrente impegnato in "ronde" nel pomeriggio del 15/03/2025, la coincidenza delle calzature con quelle di uno degli esecutori, il riconoscimento di uno degli attentatori da parte di una testimone - la cui ritrattazione è stata ritenuta poco credibile per pressioni esterne - e le intercettazioni carcerarie con il padre che dimostrano la tensione e il movente nel contesto del clan Sequino) valutati unitariamente superano le criticità dei singoli elementi e giustificano il giudizio di gravità indiziaria. La Corte ha quindi confermato l'adeguatezza della custodia cautelare in carcere, rilevando anche il rischio di reiterazione e il contesto camorristico come elementi a sostegno della misura. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e rinvio alla cancelleria per gli adempimenti di legge (art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Il giudice ha applicato il principio del giudizio unitario sul processo indiziario: valutazione singola della precisione degli indizi e successivo esame complessivo per verificare se la somma degli indizi produce gravità indiziaria sufficiente a giustificare la misura cautelare.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per gli adempimenti della cancelleria dopo la decisione; applicata per la fase esecutiva e amministrativa del provvedimento.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari su base indiziaria occorre prima valutare singolarmente la precisione e attitudine probatoria di ciascun elemento e poi compiere un esame unitario: più indizi deboli o generici possono, se convergenti, dare luogo a gravità indiziaria.
  • Il riconoscimento dell'indagato in fotogrammi di videosorveglianza effettuato da personale di polizia giudiziaria con conoscenza pregressa può costituire indizio grave e preciso, ma la sua portata probatoria rimane valutabile dal giudice di merito.
  • La ritrattazione di una testimonianza non annulla automaticamente la rilevanza della dichiarazione originaria; il giudice valuta la credibilità delle ritrattazioni, in particolare se emergono elementi di intimidazione o pressioni.
  • Intercettazioni e colloqui carcerari che, pur non citando testualmente l'indagato quale autore, fanno emergere movente, timori o istruzioni possono avere valenza corroborativa se inserite nel contesto criminale complessivo.
  • In contesti di criminalità organizzata (es. clan), il rischio di reiterazione e la pericolosità sociale sono elementi che possono rendere inadeguate misure alternative alla custodia in carcere.
  • La difesa, nelle impugnazioni contro misure cautelari fondate su indizi, dovrebbe proporre letture alternative coerenti e concrete degli elementi probatori e, se possibile, produrre elementi che riducano la convergenza probatoria (alibi, segni di estraneità, rilievi tecnici sui filmati).

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