Cassazione Penale, Sentenza n. 47870/2023 del 30/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorsi miravano a censurare la sentenza d'appello del 21/09/2022. Il Procuratore generale contestava l'assoluzione di Riccobene Nicolò per favoreggiamento reale, sostenendo che la Corte di appello non avesse valutato correttamente intercettazioni e altri elementi probatori che proverebbero la sua intermediazione per ottenere somme di origine mafiosa (episodi riferiti, tra l'altro, a una dazione di 6.000 euro). Inserillo Maria Virginia impugnava la qualificazione dei fatti come riciclaggio, ritenendo che si sarebbe dovuto configurare piuttosto concorso in truffa o trasferimento fraudolento di valori e che mancasse la prova della sua consapevolezza della provenienza illecita dell'immobile acquistato; inoltre eccepiva che la mafiosità della società venditrice emerse solo dopo e quindi non poteva essere nota all'epoca. Francesco Graziano censurava la responsabilità per concorso in peculato (contestando la prova del dolo circa la provenienza illecita delle somme ricevute dal curatore fallimentare Marcatajo) e il diniego delle circostanze attenuanti generiche nonché la determinazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del Procuratore generale e di Francesco Graziano (con condanna di quest'ultimo al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende per l'inammissibilità). Il ricorso di Inserillo Maria Virginia è stato ritenuto fondato nei termini indicati: la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il reato ascritto si è estinto per prescrizione (termine quindicennale maturato il 30/06/2023 considerati i periodi di sospensione). Di conseguenza restano fermi, come precedentemente disposti in sede di merito, l'assoluzione di Riccobene (confermato dall'inammissibilità dell'impugnazione del Procuratore generale) e la condanna di Francesco Graziano per il concorso in peculato (impugnazione inammissibile).
Norme richiamate
Richiamata in relazione all'aggravante mafiosa; la Corte valuta l'effetto dell'eventuale aggravante sulla durata della prescrizione ma non ne ha applicato l'aggravante a carico di Inserillo in primo grado, elemento rilevante per la maturazione della prescrizione
Richiamato in tema di circostanze attenuanti generiche: la Corte di merito ha adeguatamente motivato il diniego delle attenuanti richiamando elementi della personalità dell'imputato e la gravità del fatto, valutazione non sindacabile in cassazione salvo arbitrarietà
Richiamato in relazione alla determinazione della pena, confermando il principio di discrezionalità del giudice di merito nella gradazione della pena e nella ponderazione di aumenti e diminuzioni
Massime di principio
- La Corte di cassazione non è sede per una riesamina libero del merito: le doglianze che richiedono una diversa valutazione delle prove sono inammissibili se la Corte territoriale ha fornito una ricostruzione logica e motivata dei fatti
- Per il reato di riciclaggio è necessario provare la consapevolezza, al momento dell'operazione, della provenienza illecita del bene; la mera appartenenza successivamente accertata del bene a un'impresa mafiosa non prova automaticamente il dolo dell'acquirente all'epoca della compravendita
- La prescrizione, una volta dichiarata matura e in presenza di censure fondate sulla mancanza dell'elemento soggettivo, può comportare l'annullamento senza rinvio della sentenza di condanna
- La valutazione delle circostanze attenuanti generiche e la determinazione della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo se emergono motivazioni illogiche o arbitrarie
- Nel giudizio su intercettazioni e conversazioni telefoniche/ambientali il giudice deve motivare l'interpretazione data ai dialoghi; decisioni diverse sono ammissibili se fondate su una valutazione logica e coerente delle risultanze
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