Cassazione Penale, Sentenza n. 47873/2023 del 30/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Negroni era stato condannato per rapina impropria per fatti commessi in un supermercato: avrebbe occultato merce nello zaino, superato le casse automatiche, venendo poi fermato dall'addetto alla vigilanza che accertava la mancata scansione di alcuni prodotti. Nel tentativo di allontanarsi l'imputato ha colpito il vigilante con un calcio e si è dato alla fuga verso il parcheggio dove ha abbandonato la refurtiva. Il ricorrente ha impugnato sostenendo che la condotta doveva essere qualificata come tentato furto (o atto non consumato) e non come rapina consumata, perché il possesso della merce non si sarebbe perfezionato, la violenza sarebbe stata solo un involontario divincolarsi e non vi sarebbe stata minaccia/violenza idonea a integrare la rapina impropria; inoltre ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena, contestate dalla Corte per precedenti definitivi ostativi.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico, ritenendo che la Corte di appello avesse dato adeguata motivazione. Ha confermato la qualificazione come rapina impropria consumata: la Corte ha rilevato la condotta violenta (il calcio) e che la refurtiva era stata portata fuori dal supermercato oltre le casse, mentre l'addetto alla vigilanza era intervenuto quando l'imputato si trovava già all'esterno. Ha richiamato l'art. 628, comma 2, c.p., per cui non è necessario aver conseguito il possesso della cosa perché il reato sia consumato; è sufficiente la sottrazione e l'uso della violenza per assicurarsi il possesso o l'impunità. Sui benefici (attenuanti generiche e sospensione condizionale) ha ritenuto ostative le precedenti condanne definitive, valutazione non contrastata da fatti nuovi. Ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3000 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 628 comma 2 cod. pen.
soggiace alla pena di cui al primo comma chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione per assicurarsi il possesso della cosa sottratta o procurarsi l'impunità
La Corte ha interpretato la norma nel senso che, ai fini della rapina impropria, non è necessario che l'agente abbia raggiunto il pieno possesso materiale del bene: è sufficiente che abbia attuato la sottrazione e che, immediatamente dopo, adoperi violenza o minaccia per assicurarsi il possesso o l'impunità; pertanto la condotta è stata ritenuta consumata anche se la refurtiva è stata abbandonata nel parcheggio
Massime di principio
- La rapina impropria può ritenersi consumata anche se il possessore non ha ancora pienamente acquisito il possesso materiale della cosa, quando la sottrazione è avvenuta e l'agente usa violenza o minaccia immediatamente dopo per assicurarsi il possesso o l'impunità
- Un atto di violenza finalizzato all'allontanamento con la merce (anche se consistente in un calcio) può integrare la 'violenza' richiesta per la rapina impropria, purché non si configuri come mero, involontario divincolarsi: la valutazione è fattuale e si basa su riprese, dichiarazioni e circostanze del caso
- Se la merce ha superato le casse e l'agente si allontana già verso l'esterno del negozio, l'intervento del vigilante successivo non esclude necessariamente la consumazione del reato
- Precedenti penali definitivi possono essere considerati ostativi al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e alla concessione della sospensione condizionale della pena; occorre produrre fatti nuovi o circostanze concrete per opporsi a tale valutazione
- In Cassazione i ricorsi che si limitano a riproporre censure già svolte in appello senza apportare nuove specificazioni o mezzi di prova rischiano l'inammissibilità: la difesa deve articolare in modo puntuale e non generico le ragioni di diritto e di fatto
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