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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8110/2022 del 07/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che, accogliendo il riesame a favore di Andreacchio, aveva annullato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per i reati di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (capo associativo) e per un reato-scopo (capo 17). Il PM censurava la valutazione dei giudici del riesame come frammentata e insufficiente: rilevava che il possesso di telefoni criptati e il ruolo di corriere fiduciario nella consegna di campioni di droga costituivano indizi della partecipazione all'organizzazione e che il rinvenimento di stupefacente e di telefono criptato all'atto dell'esecuzione dell'ordinanza attestava l'attuale pericolo di reiterazione del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso del PM conteneva esclusivamente censure di fatto, non ammissibili in sede di legittimità, poiché non ha dimostrato vizi logico-giuridici manifesti nella motivazione del Tribunale del riesame. La Corte ha osservato che, pur essendo possibile una lettura diversa delle emergenze probatorie, quella adottata dal giudice del merito non appare affetta da illogicità manifesta. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui per il delitto associativo è richiesta la prova di un contributo stabile, consapevole e volontario all'organizzazione, e che la valutazione di tali elementi rientra nel sindacato di merito non sovrapponibile dalla Corte di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 74, d.P.R. n. 309 del 1990

    art. 74, d.P.R. n. 309 del 1990

    La norma è richiamata in relazione alla fattispecie di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte segnala che per integrare tale reato è necessario un conferimento di contributo stabile, consapevole e volontario all'operatività del sodalizio, non limitato a singole attività esecutive

  • Principio di sindacato della Corte di Cassazione sulla motivazione

    giurisprudenza citata: Sez. U, n. 930 del 13/12/1995 (Clarke); Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997 (Dessimone); Sez. 5, n. 51604 del 19/09/2017 (D'Ippedico); Sez. 2, n. 20806 del 05/05/2011 (Tosto)

    La Corte ricorda che in sede di legittimità non è consentito riformare valutazioni di fatto compiute dal giudice del merito salvo il riscontro di vizi logici manifesti; spetta alla Cassazione verificare che il giudice di merito abbia esaminato gli elementi, dato corretta interpretazione e risposto alle deduzioni delle parti

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non può rimettere in discussione la valutazione del merito dei fatti se non sussistono vizi logici manifesti nella motivazione del giudice di merito.
  • Per integrare il reato associativo ex art. 74 DPR 309/1990 è necessario dimostrare un contributo stabile, consapevole e volontario all'organizzazione, non basta un episodio isolato o un ruolo meramente esecutivo.
  • Il possesso di telefoni criptati o la partecipazione a una singola transazione non sono automaticamente sufficienti a provare la partecipazione stabile all'associazione criminale; vanno valutati nel contesto probatorio complessivo.
  • Nelle valutazioni sulle esigenze cautelari il giudice deve considerare elementi come la temporalità dei fatti, la condotta nell'episodio concreto, la recidiva o l'assenza di precedenti e il ruolo effettivo svolto (esecutivo vs. dirigenziale).
  • Il rinvenimento di stupefacente o di strumenti criptati può influire sulla valutazione del pericolo di reiterazione, ma deve essere considerato insieme ad altri elementi (tempo trascorso, precedenti, ruolo nell'evento) per giustificare misure cautelari gravi come la custodia in carcere.
  • Il pubblico ministero, in sede di ricorso alla Corte di Cassazione, deve proporre censure che evidenzino profili di illegittimità giuridica o vizi manifesti di motivazione; le sole doglianze di fatto sono inammissibili.

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