Cassazione Penale, Sentenza n. 00843/2026 del 09/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli del 05/08/2025 che, in sede di riesame, aveva riqualificato il capo A come riciclaggio (art. 648-bis c.p.) annullando la contestazione per estorsione (capo B). Il ricorrente sostiene che la fattispecie descritta riguarda in realtà l'intestazione fittizia (art. 512-bis c.p.), poiché i terreni riconducibili alla famiglia Schiavone risultavano formalmente intestati a membri della famiglia Corvino per occultarne la reale titolarità e sottrarli a misure di prevenzione; la vendita finale sarebbe solo l'epilogo di una perdurante intestazione fittizia. Inoltre deduce vizio di motivazione del Tribunale, in quanto le conclusioni sulla natura «di provenienza delittuosa» dei beni e sul carattere riciclatorio della vendita non sarebbero adeguatamente supportate da elementi fattuali concreti.
La decisione
Il ricorso è stato ritenuto fondato. La Corte ha censurato la motivazione del Tribunale per apoditticità e carenza di elementi concreti che giustifichino la qualificazione in termini di riciclaggio: mancava la chiara indicazione dei fatti da cui desumere che i beni fossero di "provenienza delittuosa" e che l'intestazione e le vendite fossero finalizzate all'occultamento della provenienza illecita. Di conseguenza l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Napoli per rinnovare il giudizio sulla qualificazione giuridica del fatto alla luce dei rilievi motivazionali e tenendo presente che, alla luce degli elementi pacifici emersi, è astrattamente possibile configurare il reato di cui all'art. 512-bis c.p.
Norme richiamate
art. 648-bis cod. pen. (riciclaggio)
Il Tribunale aveva qualificato la condotta come riciclaggio, ritenendo che la vendita fosse funzionale alla dissimulazione della provenienza illecita dei beni. La Corte ha richiamato i presupposti applicativi del reato, sottolineando che la qualificazione richiede riscontri fattuali su "provenienza delittuosa" e finalità di occultamento.
art. 512-bis cod. pen. (trasferimento fraudolento / intestazione fittizia)
Il ricorrente ha sostenuto che i fatti sono riconducibili a questa fattispecie, attesa la perdurante intestazione fittizia dei beni da parte della famiglia Corvino per occultare la reale titolarità degli Schiavone. La Corte ha ritenuto che gli elementi fattuali pacifici possono astrattamente integrare questa figura e ha disposto il rinvio per nuova valutazione.
art. 648 cod. pen. (riciclaggio - richiamo normativo)
Nel testo è richiamata la distinzione tra riciclaggio e autoriciclaggio/reati presupposti per chiarire l'ambito della fattispecie contestata e la necessità di comprovare la provenienza delittuosa dei beni.
Cass. Pen. 36180/2021 e Sez. 2, n. 7257 del 13/11/2019 (giurisprudenza citata)
Giurisprudenza richiamata per affermare che il riciclaggio e' reato a forma libera, potendo consistere anche in una pluralità di atti formalmente leciti compiuti in un disegno unitario volto ad occultare la provenienza illecita. La Corte però richiede che l'affermazione teorica sia sostenuta da elementi fattuali concreti nel caso concreto.
Massime di principio
- Distinzione fondamentale: "provenienza delittuosa" del bene (bene corpo del reato o acquistato direttamente con proventi illeciti) va distinta dalla mera intestazione fittizia; la qualificazione penale dipende dalla prova del nesso economico tra reato presupposto e bene.
- Per ritenere riciclaggio occorre dimostrare elementi concreti che colleghino il bene alla provenienza illecita e la finalità di occultamento o reinserimento nel circuito economico; la vendità finale può essere un momento della catena ma non è sufficiente in astratto senza riscontri fattuali.
- Il reato di intestazione fittizia (art. 512-bis) richiede prova della perdurante fittizia intestazione posta in essere con finalità di sottrarre la titolarità reale a misure o accertamenti; la consapevolezza del formale intestatario è un elemento cruciale.
- La qualificazione giuridica non può fondarsi su semplici affermazioni apodittiche: il giudice deve indicare i fatti e le loro modalità temporali e causali che giustificano l'inquadramento penale scelto.
- I giudici possono ricondurre una pluralità di atti leciti a un disegno riciclatorio, ma devono descrivere e motivare come tali atti concorrono all'obiettivo comune di occultamento della provenienza illecita.
- Nelle investigazioni è importante raccogliere tracce finanziarie e documentali che dimostrino con quale risorsa sono stati acquisiti i beni e se tali risorse derivano da attività delittuose, oltre a dichiarazioni e riscontri che attestino l'intestazione fittizia e la consapevolezza dei coinvolti.
- In presenza di dubbi motivazionali, la decisione cautelare può essere annullata e rinviata per un nuovo esame; pertanto, per l'accoglimento della misura cautelare o della qualificazione di reato, serve motivazione solida e suffragata da elementi concreti.
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