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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27049/2025 del 23/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La società contestava l'ordinanza che aveva respinto il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca: LOUISIANA HOLDINGS INC sosteneva di essere l'effettiva titolare dei beni oggetto di sequestro e lamentava che il Tribunale del riesame non aveva affrontato né motivato sull'appartenenza dei beni alla società né risposto alle censure difensive. Denunciava inoltre omissione di motivazione circa la sovrapposizione del nuovo sequestro rispetto a precedenti sequestri e la mancata considerazione della restituzione del profitto del reato e della rilevanza dell'art. 12-bis d.lgs. n.74/2000 (improcedibilità del sequestro su somme già versate all'Erario). In sostanza si assumeva che il Tribunale avesse omesso di verificare la riferibilità dei beni al reato di riciclaggio attribuito a Rudolf Theodor Baetsen e la sussistenza di fumus e periculum.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha richiamato il principio per cui il riesame ha carattere totalmente devolutivo e il tribunale del riesame è tenuto a motivare, anche succintamente, sulla sussistenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora, potendo richiamare le argomentazioni del primo giudice. La Corte ha rilevato che l'ordinanza impugnata non spiega perché i beni sequestrati siano riconducibili al profitto del reato di riciclaggio a carico di Baetsen e ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il procedimento al Tribunale di Roma per nuovo giudizio con specifica motivazione sulla riferibilità dei beni al reato contestato.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Le censure ex art. 606 sono state richiamate per denunciare omessa e insufficiente motivazione; la Corte ha confermato che l'omessa trattazione di questioni decisive da parte del giudice di merito integra profili di vizio di motivazione previsti dalla norma.

  • art. 649, cod. proc. pen.

    Richiamato in ordine alla presunta sovrapposizione tra decreti di sequestro e alla necessità di motivare la congruità e la riferibilità del sequestro rispetto al profitto del reato; la Corte ha ritenuto che la mancata trattazione di tale aspetto costituisca omissione motivazionale.

  • art. 12-bis, d.lgs. n. 74/2000

    La difesa aveva invocato l'improcedibilità del sequestro sulle somme già corrisposte all'Erario; la Corte ha richiamato l'obbligo di prendere in considerazione eventuali restituzioni già eseguite quando valutare la legittimità del nuovo sequestro.

  • art. 324, comma 5, c.p.p.

    Norma richiamata per la pronuncia di annullamento con rinvio al Tribunale competente per nuovo giudizio; la Corte ha disposto il rinvio per consentire al giudice di merito di motivare specificamente sulla riferibilità dei beni.

Massime di principio

  • Il giudizio di riesame è pienamente devolutivo: il tribunale del riesame deve esaminare nel merito le censure proposte dal terzo interessato e motivare sulla sussistenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora, anche richiamando sinteticamente le argomentazioni del provvedimento originario.
  • La mera affermazione di legittimazione formale del terzo interessato non esonera il giudice dal valutare e motivare la titolarità effettiva dei beni e la loro riconducibilità al reato oggetto del sequestro.
  • Se esistono precedenti sequestri, decisioni di restituzione o somme già versate all'Erario, il giudice deve valutare e motivare esplicitamente se e come tali elementi incidano sulla possibilità di adottare un nuovo vincolo patrimoniale (rilevanza dell'art. 12-bis d.lgs. n.74/2000).
  • L'omessa o contraddittoria motivazione circa la riferibilità dei beni al profitto del reato è vizio che può determinare l'annullamento del provvedimento impugnato in Cassazione.
  • Terzi che dichiarano estraneità ai fatti hanno il diritto che il giudice del riesame affronti le loro contestazioni; il tribunale non può ritenersi vincolato da decisioni non definitive senza aver adeguatamente motivato il collegamento tra beni e attività criminosa.

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