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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16314/2026 del 06/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. per il periodo dal 7 novembre 2012 (carcerazione fino al 23/11/2012 e arresti domiciliari fino al 7/05/2013). Il ricorrente contestava l'ordinanza della Corte d'appello di Lecce che aveva rigettato la domanda di indennizzo ritenendo sussistente una condotta di "colpa grave": Pastore aveva intrattenuto contatti telefonici e incontri, anche notturni, con Marino' e Viggiani, esponenti di un sodalizio dedito al traffico di stupefacenti; le conversazioni erano caratterizzate da linguaggio criptico e facevano riferimento a "documenti" e scambi non chiaramente esplicitati. Pur avendo spiegato in sede di interrogatorio che i riferimenti ai documenti riguardavano buste-paga e CUD per una pratica di finanziamento per la moglie di Marinò, la Corte ritenne quella spiegazione insufficiente e non compatibile con la prosecuzione dei contatti oltre l'approvazione della pratica, con conseguente valutazione di contiguità ambigua e prognosi di grave colpa.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso del ricorrente ritenendolo infondato. Ha confermato che il giudice della riparazione ha correttamente motivato il rigetto dell'indennizzo, avendo valutato una pluralità di indici (frequentazioni, telefonate, linguaggio criptico, prolungamento temporale dei contatti e assenza di ragioni giustificative chiare) idonei a suscitare il convincimento dell'autorità inquirente circa il coinvolgimento di Pastore nelle attività illecite e, quindi, a integrare la condizione ostativa della colpa grave prevista dall'orientamento giurisprudenziale. La Cassazione ha altresì disposto che non sussistono presupposti per condannare l'imputato al rimborso delle spese processuali nei confronti dell'Avvocatura dello Stato, perché quest'ultima non ha fornito un contributo difensivo specifico nella fase di legittimità, limitandosi a chiedere l'inammissibilità o il rigetto del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Fondamento della domanda di riparazione: richiede pronuncia di proscioglimento irrevocabile per ottenere l'indennizzo; la sentenza applica il principio secondo cui l'assoluzione non dà automaticamente diritto se sussiste colpa grave che ha agevolato l'adozione della misura detentiva

  • d.P.R. n. 309/1990, artt. 73 e 74

    d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, artt. 73, 74

    Riferimento ai reati in materia di stupefacenti rispetto ai quali risultavano coinvolti Marinò e Viggiani; la Corte ha valutato la contiguità del ricorrente con esponenti di un'associazione dedita a tali delitti

  • Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro)

    Sez. U, n. 43 del 13/12/1995

    Definizione giurisprudenziale di "colpa grave" nella materia della riparazione: comportamenti omissione o negligenza tali da creare una situazione prevedibile di intervento dell'autorità giudiziaria e di adozione di provvedimenti restrittivi

  • Sez. 4, n. 574 del 05/12/2024 (Maniscalco)

    Sez. 4, n. 574 del 05/12/2024, dep. 2025

    Conferma che, nei reati associativi, frequentazioni ambigue con esponenti del sodalizio possono integrare la condizione ostativa della colpa grave se adeguatamente motivate dal giudice della riparazione

  • Sez. 4, n. 850 del 28/09/2021 (Denaro)

    Sez. 4, n. 850 del 28/09/2021, dep. 2022

    Giurisprudenza di supporto che applica il principio alle fattispecie in materia di stupefacenti, ritenendo rilevanti le contiguità e le frequentazioni ambigue

  • Sez. 4, n. 53361 del 21/11/2018 (Puro)

    Sez. 4, n. 53361 del 21/11/2018

    Principio secondo cui il giudice della riparazione deve motivare l'oggettiva idoneità delle frequentazioni ambigue a costituire indizi di complicità, collegandole in rapporto di concausalità con la misura restrittiva

  • Sez. U, n. 877 del 14/07/2022 (Sacchettino Ciro)

    Sez. U, n. 877 del 14/07/2022, dep. 2023

    Richiamata in relazione al principio secondo cui, nelle giudizialità camerali non partecipate, l'Avvocatura generale dello Stato non ha diritto automatico alle spese di giudizio se non ha fornito contributo difensivo specifico

  • Sez. U, n. 5466 del 28/01/2004 (Gallo)

    Sez. U, n. 5466 del 28/01/2004

    Ulteriore richiamo giurisprudenziale sul divieto di liquidare spese a favore della parte civile/Resistente in giudizi camerali non partecipati quando non è stato fornito un contributo effettivo

  • Sez. 2, n. 36512 del 16/07/2019 (Serio) e Sez. 5, n. 29481 del 07/05/2018 (Titton)

    Sez. 2, n. 36512 del 16/07/2019; Sez. 5, n. 29481 del 07/05/2018

    Precedenti citati a sostegno del principio sulle spese processuali nei giudizi camerali non partecipati dall'Avvocatura dello Stato

Massime di principio

  • L'assoluzione definitiva non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: l'indennizzo può essere escluso se si prova che il ricorrente abbia dato causa, per colpa grave, alla misura restrittiva
  • La "colpa grave" può essere costituita da rapporti ambigui e prolungati con esponenti di organizzazioni criminali, dall'uso di linguaggio criptico e dall'assenza di giustificazioni credibili e temporalmente coerenti
  • Le spiegazioni fornite dall'indagato devono essere congruenti e compatibili con la sequenza temporale dei fatti; spiegazioni parziali o incompatibili non eliminano il sospetto e possono rafforzare la valutazione di colpa grave
  • Il giudice della riparazione deve motivare in modo specifico perché le frequentazioni o i contatti siano ritenuti oggettivamente idonei a costituire indizi di complicità e come tali siano stati concausa della misura restrittiva
  • Nelle procedure camerali in cui l'Avvocatura dello Stato non partecipa attivamente, non è automatica la condanna dell'imputato al rimborso delle spese a favore dello Stato se quest'ultimo non ha fornito un contributo difensivo specifico

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