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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11473/2025 del 21/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della conferma della condanna per delitti previsti dal d.lgs. n. 504/1995 (sottrazione all'accertamento/pagamento dell'accisa). Dedotte: (i) violazione del principio di riserva di legge per l'uso di circolari dell'Agenzia delle dogane che avrebbero fissato modalità discrezionali di calcolo di eccedenze e cali; (ii) errata esclusione dell'attenuante dell'attivo ravvedimento (art. 62, n.6 c.p.) e contestazione sulla interpretazione del modello F24 (codice tributo 2082/2802/2820) e della misura del risarcimento; (iii) errata esclusione della circostanza di particolare tenuità o del lucro (art. 62, n.4 c.p.) considerando la minima incidenza percentuale delle difformità; (iv) errata negazione della sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria ai sensi degli artt. 53-59 legge n. 689/1981, nonostante riduzione della pena e pregresse condanne.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza della Corte d'appello di Brescia. Motivazione: (i) nessuna violazione della riserva di legge: la norma incriminatrice (art. 47 d.lgs. n. 504/1995) è sufficientemente puntuale e le circolari si limitano a interpretare decreti ministeriali (n. 283/1997 e n. 55/2000) senza sostituirsi alla legge; (ii) l'attenuante dell'attivo ravvedimento (art. 62, n.6 c.p.) non si applica ai reati tributari di specie, e comunque l'imputato non ha integrato il pieno risarcimento (ha versato solo parte richiesta: accisa senza interessi/indennità); (iii) l'attenuante di tenuità/lucro (art. 62, n.4 c.p.) è stata correttamente esclusa in relazione all'entità non trascurabile dell'accisa evasa e la tenuità si valuta sull'entità del danno obiettivo, non percentualmente rispetto a quanto regolarmente versato; (iv) la sostituzione della pena con la pena pecuniaria è rimessa al discrezionale apprezzamento del giudice e la Corte d'appello ha motivatamente negato la sostituzione in ragione di successiva condanna per fatti analoghi e della prognosi negativa sul piano rieducativo/preventivo. Il ricorso è quindi rigettato e il ricorrente condannato anche alle spese.

Norme richiamate

  • art. 47 d.lgs. n. 504 del 1995

    "1. Per le deficienze riscontrate nella verificazione dei depositi fiscali di entità superiore al 2 per cento oltre il calo consentito si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro dal doppio al triplo della relativa accisa. Nel caso di prodotti denaturati, se la deficienza eccede l'uno per cento oltre il calo consentito, l'esercente è punito, indipendentemente dal pagamento dell'accisa commisurata all'aliquota più elevata gravante sul prodotto, con la multa fino a 2582 euro 531. Se la deficienza è di entità superiore al 10 per cento oltre il calo consentito si applicano le pene previste per il tentativo di sottrazione del prodotto al pagamento dell'accisa. 2. Per le eccedenze di prodotti nei depositi fiscali e per le eccedenze di prodotti denaturati non rientranti nei limiti delle tolleranze ammesse, ovvero non giustificate dalla prescritta documentazione si applicano le pene previste per la sottrazione dei prodotti all'accertamento o al pagamento dell'accisa, salvo che venga dimostrata la legittima provenienza dei prodotti ed il regolare assolvimento dell'imposta, se dovuta. 3. Per le deficienze, superiori ai cali ammessi, riscontrate all'arrivo dei prodotti trasportati in regime sospensivo si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro dal decimo all'intero ammontare dell'imposta relativa alla quantità mancante superiore al predetto calo a meno che l'Amministrazione finanziaria abbia motivi fondati di ritenere che la circolazione dei prodotti di cui al presente comma sia avvenuta in frode o comunque in modo irregolare, nel qual caso la predetta sanzione è applicata con riguardo all'imposta relativa all'intera quantità mancante. Se la deficienza è di entità superiore al 10 per cento oltre il calo consentito, si applicano le pene previste per il tentativo di sottrazione del prodotto al pagamento dell'accisa. Le eccedenze sono assunte in carico."

    La norma definisce con sufficiente specificità i presupposti e le conseguenze sanzionatorie; le circolari non incidono sulla fattispecie penale ma chiariscono modalità tecniche di calcolo.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme procedurali che regolano i motivi di ricorso per cassazione richiamati dal ricorrente (violazione di legge e vizio di motivazione).

  • art. 1 cod. pen. e art. 25, comma 2 Cost.

    Principi della legalità penale e della riserva di legge invocati dal ricorrente; la Corte ha ritenuto rispettati in presenza di norme e decreti ministeriali chiarificatori.

  • art. 62, n. 6 cod. pen.

    Circostanza attenuante dell'attivo ravvedimento: la Corte afferma che, nei reati tributari di specie, l'attenuante non si applica come regola alternativa al meccanismo specifico di risarcimento previsto dal d.lgs. n. 74/2000; inoltre richiede l'integrale risarcimento per poter valere.

  • art. 62, n. 4 cod. pen.

    Circostanza attenuante per particolare tenuità del danno o del profitto: applicabile a delitti commessi per lucro ma valutata sull'entità oggettiva del danno; la Corte ha ritenuto l'ammontare dell'accisa evasa non compatibile con la tenuità.

  • artt. 13, 13-bis e 14 d.lgs. n. 74 del 2000

    Norme che disciplinano forme specifiche di estinzione o attenuazione per il risarcimento del danno all'Erario nei delitti tributari; usate per distinguere il regime dei reati previsti dal d.lgs. 74/2000 da quello del d.lgs. 504/1995.

  • artt. 53-59 legge n. 689 del 1981

    Norme che regolano la sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria e le cause ostative (artt. 58-59); la Corte ha esercitato il potere discrezionale valutando la personalità e le condanne successive dell'imputato.

  • decreti ministeriali n. 283/1997 e n. 55/2000

    Regolamenti tecnici che definiscono limiti dei cali tecnici e naturali; le circolari si limitano a spiegare le modalità di calcolo previsti da tali decreti e non possono sostituire la legge penale.

  • art. 10-bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Norma richiamata dalla giurisprudenza citata dalla Corte per ragioni interpretative sulla non applicabilità dell'attivo ravvedimento ai reati tributari disciplinati dal d.lgs. 74/2000.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena che il giudice deve considerare ai fini della sostituzione e della valutazione della pericolosità sociale.

  • d.lgs. 26 settembre 2024, n. 141

    Citato come dato di fatto: non ha modificato l'art. 47 d.lgs. n. 504/1995, per cui non rileva un problema di successione di norme penali nel tempo.

Massime di principio

  • Le circolari amministrative che chiariscono modalità tecniche di calcolo non violano di per sé il principio di riserva di legge se la norma penale è sufficientemente specifica e i criteri tecnici derivano da decreti o regolamenti previsti dalla legge.
  • L'attenuante dell'attivo ravvedimento (art. 62, n.6 c.p.) nei reati tributari richiede, oltre all'atto materiale, l'effettivo integrale risarcimento delle conseguenze economiche rilevanti; il mancato versamento integrale esclude l'attenuante.
  • La valutazione della particolare tenuità del danno o del profitto (art. 62, n.4 c.p.) è effettuata sull'entità oggettiva del danno/profitto e non rapportata percentualmente rispetto a imposte già regolarmente assolte; importi non trascurabili ostano all'applicazione dell'attenuante.
  • La sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria è un potere discrezionale del giudice, valutabile anche alla luce di condanne successive o per fatti analoghi che incidono sulla prognosi rieducativa e preventiva; tali valutazioni di fatto sono difficilmente sindacabili in Cassazione.
  • In casi di reati fiscali, è fondamentale documentare e provare il completo risarcimento delle somme richieste (compresi interessi e indennità) e contestare tempestivamente i criteri di calcolo tecnici solo ove vi sia un effettivo vizio interpretativo dei decreti/regolamenti delegati.

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